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LA STRATEGIA DI PUMA PER LA VOR 2008/9

Il marchio del felino sta per compiere un nuovo passo nel mondo dello sport si annunciano crescite repentine. Dopo il calcio, il motociclismo, il golf e la Formula uno, il brand della galassia Ppr sta per mettere mano al mediatico mondo della vela.
In questi giorni nelle acque di Alicante (Spagna), dopo un anno e mezzo di preparativi, Puma attende lo start, il prossimo 11 ottobre, della Volvo Ocean Race, regata che per dieci mesi porterà intorno al mondo (con tappe da Rio alla Svezia passando da India e Cina) «Il mostro», imbarcazione e progetto strategicamente battezzati con lo stesso nome delle calzature con il velcro, top seller del gruppo.

«È una grande avventura sportiva e di marketing», dice Jochen Zeitz, chief executives officer di Puma dall’età di 29 anni che ha portato il gruppo dagli allora 700 agli attuali 10 mila dipendenti per un giro d’affari 2007 di 2,4 miliardi di euro, «potevamo scegliere la Coppa America, invece abbiamo optato per questo giro del mondo che è il rock and roll della vela». Le attese dalla linea Puma sailing sono di medio termine: «Ci stiamo misurando con un terreno completamente nuovo», dice «risultati concreti si avranno nei prossimi tre anni combinando strategie per mare e a terra».
 
La voce marketing e retail vale per Puma il 15% del fatturato annuo ma nel 2008-2009, tra Cup of the nations, Europei di calcio, Olimpiadi e, infine, Vor si toccherà quota 18-19% (circa 45 milioni di euro). «Il nostro progetto, e non solo con la vela, è quello di imporci come marchio di sport e lifestyle con un’identità sempre più forte», sottolinea Zeitz «grandiosa e unica un po’ come a suo tempo ha fatto nei computer la Apple».

Ricerche per testare i ritorni di questa nuova avventura Bertone giura che ce ne sono state davvero poche. «La sfida sarà il responso su internet grazie a un nuovo sito della regata», dice, «tutto quello che facciamo con Puma è molto emozionale. Se poi tra i milioni di clienti Puma ci sarà anche chi si avvicinerà alla vela meglio». Le cifre raccolte da ItaliaOggi sulla visibilità dei marchi sono comunque alte: ancora nel lontano 2002 Volvo Ocean Race voleva dire Iceberg nei mari e ritorni milionari a terra. Tra le protagoniste di quell’edizione, la barca Assa Abloy, sponsorizzata dall’omonimo colosso di chiavi, stimò il valore dell’esposizione del marchio durante la regata in 57,1 milioni di dollari (non ancora svalutati dal caro euro). In generale, fu il sindacato a guadagnare di più in visibilità aggiudicandosi ascolti in tv per 54,4 milioni di dollari, 6 mila articoli di settore per un valore di 2,6 milioni di dollari e 3 mila articoli di media collaterali.

fonte: ItaliaOggi/MarketingOggi

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