UBS e ALINGHI: ancora insieme??

Riportiamo un articolo uscito a Natale sulla situazione economico finanziaria di UBS, il colosso bancario svizzero che nell’ultima edizione della Coppa America era main sponsor di Alinghi.

A questo articolo fanno eco altre agenzie di stampa che in sostanza affermano che non è sicuro il futuro di UBS sullo scafo di Alinghi.
Il team svizzero prossimamente presentarà un piano di comunicazione dedicato alla partnership con UBS, che al momento perde qualche miliardo di euro. Nella precedente edizione il contributo della banca è stato di 47.9 milioni e la stampa sembra molto scettica sul rinnovo, sebbene Ernesto Bertarelli sieda nel cda della banca.

24 dicembre 2008 – 07.51    
2008 – L’anno nero dell’UBS
Nel giro di un anno il titolo UBS ha perso oltre il 70% del suo valore (ecopix)
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UBS: via libera degli azionisti all’aiuto statale
La grande banca, che gestisce un patrimonio di oltre 2000 miliardi di franchi, si è ritrovata praticamente senza soldi tre mesi fa. Solo gli aiuti concessi dalla Confederazione e dalla Banca nazionale svizzera hanno permesso all’UBS di evitare una catastrofe finanziaria.
Doveva essere l’anno dei grandi festeggiamenti per il 10° anniversario della nascita del colosso bancario mondiale: l’UBS aveva iniziato le sue attività nel giugno del 1998, in seguito alla fusione tra l’Unione di banche svizzere e la Società di banche svizzere.
Il 2008 è stato invece l’anno della grande crisi per il più importante istituto bancario elvetico: in ottobre l’UBS si è ritrovata praticamente a secco di liquidità ed è stata addirittura costretta a rivolgersi alla Confederazione e alla Banca nazionale svizzera (BNS) per evitare l’insolvenza.
Eppure, ancora poco tempo fa, la grande banca era considerata uno dei più rigogliosi fiori all’occhiello dell’economia svizzera. All’inizio del 2007, aveva annunciato con orgoglio un utile record di 12,3 miliardi di franchi per l’esercizio precedente. La crescita spettacolare del gigante bancario sembrava inarrestabile.

Storiche perdite
Il 2008 si apre invece con toni molto meno trionfalistici per l’UBS. Alla fine di gennaio, i suoi dirigenti devono riconoscere di aver subito l’anno precedente le più grandi perdite mai registrate nella storia delle banche svizzere: 4,4 miliardi di franchi di disavanzo e 21,3 miliardi di ammortamenti per coprire i buchi aperti dalla crisi dei mutui ipotecari negli Stati uniti.
Si scopre così che l’UBS è la banca europea maggiormente coinvolta nel tracollo del mercato immobiliare americano. Da alcuni anni, i responsabili dell’istituto bancario si erano lasciati attirare dall’allettante mercato dell’Investment Banking e avevano messo da parte molti criteri di sicurezza e prudenza, che per decenni avevano garantito il successo della piazza finanziaria svizzera.
Nel giro di pochi mesi, il titolo UBS comincia a perdere la metà del suo valore. A fine febbraio gli azionisti sfogano la loro delusione e loro rabbia durante un’assemblea straordinaria, in cui viene accettata una ricapitalizzazione della banca per 13 miliardi di franchi. I soldi provengono da un investitore anonimo mediorientale e soprattutto da un fondo statale di Singapore, che diventa di colpo il maggiore azionista dell’UBS.

Grattacapi con la giustizia americana
Criticato da più parti, il presidente del consiglio di amministrazione Marcel Ospel respinge le richieste di dimissioni e dichiara di voler rimanere in carica per rimettere in sesto la banca. Ma la situazione precipita ulteriormente. Nel primo trimestre del 2008, l’UBS accumula altre perdite per 12 miliardi di franchi. Gli ammortamenti legati alla crisi americana dei mutui superano ormai i 40 miliardi.
Dopo aver dichiarato a più riprese che "il peggio è ormai passato", Ospel è costretto a dimettersi. Se ne va con un bonus da 20 milioni di franchi nelle tasche. Dopo anni di lodi per la sua gestione della banca, l’ex presidente del consiglio di amministrazione diventa uno dei bersagli preferiti di critiche e di sarcasmi in Svizzera.
"Il peggio è ormai passato", dichiara a fine maggio anche il direttore esecutivo Marcel Rohner. Ma, oltre a moltiplicare le perdite, l’UBS si ritrova in estate nel mirino della giustizia americana. Le autorità fiscali e bancarie degli Stati uniti aprono una serie di inchieste nei confronti della banca elvetica, sospettata tra l’altro di aver aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco americano per una somma complessiva di 20 miliardi di dollari.

A rischio di insolvenza
L’immagine dell’UBS è scalfita e non solo negli Stati uniti: molti clienti abbandonano la grande banca, che si vede confrontata ad un deflusso di fondi di oltre 100 miliardi di franchi nel giro di pochi mesi. La crisi del settore finanziario si acuisce in autunno dopo il crollo degli indici di borsa.
In un clima di diffidenza generale, il mercato dei crediti interbancari si prosciuga quasi totalmente. Mentre il Credit Suisse riesce ancora a raccogliere capitali da privati, l’UBS trova aiuto solo presso la Confederazione e la BNS. Il governo concede un prestito di 6 miliardi di franchi, mentre l’istituto di emissione mette a disposizione 62 miliardi per permettere alla banca di sgravarsi dai prodotti "tossici" risultanti dalle sue avventurose attività negli Stati uniti.
Il piano di salvataggio dell’UBS viene accettato in dicembre dal parlamento, che non risparmia le critiche ai dirigenti della banca, ma non intravede alternative: un fallimento dell’istituto bancario, che gestisce tra l’altro i conti di quasi 130’000 piccole e medie aziende elvetiche, avrebbe conseguenze drammatiche per l’economia svizzera.

Il peggio è passato?
Durante il dibattito parlamentare, la sinistra chiede di vincolare gli aiuti statali ad un maggior controllo delle attività della banca e al risarcimento dei bonus milionari percepiti negli ultimi anni da diversi dirigenti dell’UBS. Ma i partiti borghesi, finanziati negli ultimi anni dal colosso bancario, respingono le richieste inoltrate dai socialisti e dai Verdi.
L’UBS riesce così a superare un anno, in cui anche i peggiori scenari sembravano possibili. Ma il peggio è veramente passato? Nessuno sembra attualmente in grado di rispondere a questa domanda. Per il 2009 si preannunciano perlomeno altre strette creditizie e nuovi piani di ristrutturazione. E, forse, ulteriori aiuti da parte dello Stato.

Da Swissinfo.ch

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