Brasile, frontiera del mondo…e l’eco di Genoa-Siena

(da Itajaì – Marcel Vulpis) Le cinque imbarcazioni della Volvo ocean race (Puma, Groupama, Telefonica, Camper e Abu Dhabi) stanno per lasciare il porto brasiliano di Itajaì (nel sud del Paese), con rotta su Miami, dopo essere state salutate e celebrate da migliaia di persone accorse, questa domenica, per visitare il villaggio della VOR. Sono stati sei giorni intensi, ricchi di incontri alla scoperta di una cultura (soprattutto di vita), quella brasiliana, lontana anni luce da quella italiana, per esempio. La cosa incredibile è che questa nazione, grazie anche allo sport e ad eventi di alto profilo come la Volvo ocean Race, ma soprattutto, prima il Mondiale di calcio (2014) e poi i giochi olimpici di Rio de Janeiro (2016), sta decollando anche a livello economico e proprio per il 2016 si prevede che sarà la 5a potenza economica del pianeta.

Un dato, quest’ultimo, che dovrebbe farci riflettere quando, come italiani, 10 anni fa ci sentivamo forti perchè eravamo invitati al G7 o al G14. Questo club di “eletti” si sta allargando o forse, siamo noi italiani che prima o poi ne verremo esclusi, magari proprio per mano dei brasiliani, da noi considerati per molto tempo popolo in via di sviluppo. Ecco loro (i brasiliani) lo sviluppo l’hanno centrato, monetizzato e ne raccolgono i frutti, giustamente.

Di questa esperienza in terra brasiliana mi rimarranno diverse istantanee, ma la più bella è il bagno di folla della cittadinanza di itajaì, che, per la prima volta, ospitava la Volvo ocean race e ha saputo sfruttare al meglio questa grande opportunità di visibilità a livello internazionale. Un’altra immagine però mi rimarrà impressa: un velista del team di Telefonica (il nome non è importante), che porta il figlio su un carrello di trasporto attrezzi, mentre la madre/compagna li guarda entrambi divertiti. Spesso questi velisti vengono erroneamente anche da parte dei media, che amano “divinizzare” tutto e tutti, come dei super-uomini. Forse lo saranno in mare, ma a terra, sono persone semplici, disponibili e uguali a tutti noi, soprattutto nelle passioni e nei semplici gesti della vita. Su questo in Italia, patria del pallone per eccellenza, bisognerebbe riflettere e molto. Mentre sto scrivendo questo editoriale arriva l’eco dei disordini di Marassi per la partita Genoa-Siena (0-4). Partita bloccata, squadra nello spogliatoio, e stadio in mano agli ultras. Questo non è sport, lo sport è accettare l’altro, rispettarsi pur nella rivalità, rimanendo sempre “umani”. Da questo punto di vista il calcio ha molto da imparare dalla vela e da eventi come la Volvo ocean race. 

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