E se Luna Rossa “imbarcasse” il Moro di Venezia?

Coppa America, il piano per riportare il Moro a Venezia. Dopo l’aggiudicazione delle regate 2012-2013. Il sindaco in manovra: «Io dico che Bertelli…» Vele che si ammainano, vele che si spiegano. Quindici giorni dopo l’addio ufficiale di Luna Rossa all’America’s Cup per mancanza di sponsor, nei circoli velici ritorna costantemente un nome, quello del Moro di Venezia. E non solo perché il Moro – come anche Mascalzone Latino – evoca un passato nostalgico e affascinante che ha visto per anni fervere i lavori nei cantieri navali Tencara di Venezia con sorprendenti risultati economici e pubblicitari per la città, ma soprattutto perché il sindaco lagunare Giorgio Orsoni – dopo una fugace apparizione nella portoghese Cascais – è riuscito a sorpresa a portare in bacino San Marco per il maggio del 2012 e l’aprile del 2013 i nove catamarani (erano dieci con quello italiano) più famosi del mondo soffiandoli al collega Luigi De Magistris di Napoli. «Questa volta è giusto riconoscere a Orsoni il merito di aver fatto un ottimo lavoro – dice la presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto – Adesso però è il turno delle imprese perché non si possono chiedere sforzi solamente all’amministrazione pubblica. Da Corriere.it

Da Corriere.it – Una nuova imbarcazione made in Veneto sarebbe una grande occasione: le imprese venete hanno già l’ingegno necessario, bisogna metterci l’impegno». La notizia dell’evento velico in laguna infatti avrebbe riacceso l’interesse di alcuni imprenditori che – nonostante il quadro economico non sia dei migliori – potrebbero lanciarsi nel tentativo di recuperare cinquanta milioni di euro per riempire il vuoto lasciato dal guidone di Luna Rossa del team Prada. «Mi piacerebbe che Patrizio Bertelli venisse a Venezia con una bella barca – dice Orsoni che l’anno scorso ha convinto il marito di Miuccia Prada a investire vari milioni di euro nel restauro di Ca’ Corner della Regina, dove è attualmente esposta la collezione Prada -. Bertelli ha già dimostrato di saper fare bene il suo lavoro e di fare belle barche, spero che il fatto che la tappa dell’America’s Cup sia a Venezia lo stimoli ulteriormente a trovare una nuova cordata di sponsor». Magari non con il sindacato che ha portato Luna Rossa a tenere mezza italia sveglia per lunghissime notti di passione velica, ma con una nuova cordata – forse lombarda, dice qualcuno della Compagnia della Vela, il circolo a cui faceva capo il Moro di Venezia e di cui Orsoni è presidente – che vorrebbe ripartire proprio dal Moro di Raul Gardini. «Non so se ci siano i tempi tecnici per presentare una barca veneta a questa edizione – frena Antonio Favrin, ex presidente di Confindustria e appassionato velista che ha fatto il giro del mondo in barca -. Di certo la coppa america a Venezia è un evento straordinario che avrà ricadute importanti. Le nuove barche sono un concentrato di brevetti e nuove tecnologie e gli imprenditori locali non resteranno a guardare».

Per la settimana che va dal 12 al 20 maggio del 2012, e poi, ancora, nell’aprile dell’anno dopo, di fronte all’Arsenale stazioneranno infatti strutture in carbonio prodotto della chimica più avanzata, dispositivi tecnologici che faranno da prototipo ai nuovi Gps e computer di bordo e prodigi della metalmeccanica. «E chissà che questo non stimoli qualcuno a investire su una nuova barca», continua Favrin. Scettici sulla possibilità che venga varata una nuova barca veneta per questa edizione anche Massimo Pavin, presidente di Confindustria Padova che da 30 anni tiene la sua nel porto di Atene, e Francesco Peghin, suo predecessore e presidente di Blowtherm. «E’ difficile che possa nascere una cordata nazionale per una nuova imbarcazione – spiega Pavin – E ancora meno che questa cordata sia fatta da imprese venete». «Alla Coppa America infatti si partecipa solo per fare bella figura – rincara la dose Peghin – e per farlo ci vuole un’enormità di denaro, soprattutto per l’importantissima parte tecnologica e di ricerca che ci sta dietro».

Alessio Antonini
07 settembre 2011

Fonte: Corriere.it

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