ETNZ studia il suo device di distanziamento sociale

Emirates Team New Zealand christen their first AC75 at their team base in Auckland
36th America’s Cup

Il lockdown forzato per contrastare la diffusione COVID-19 ha innescato un’intensa attività di innovazione che ha coinvolto Emirates Team New Zealand e Igtimi, società di tracciamento GPS e Internet of Things e Big Data con sede a Dunedin. Lo scopo creare tag di separazione personale e di tracciamento per tornare al più presto al lavoro già la prossima settimana.

Nelle prime fasi del blocco di livello 4, Emirates Team New Zealand stava già ragionando su quali procedure attivare a livello 3 per tornare operativi in base pur rispettando la sicurezza, il tutto per recuperare il tempo perso.

Una prima risposta è stata quella di rispondere a questa esigenza con igiene rigorosa e sanificazione costante, seppur nella consapevolezza che le forniture nazionali di disinfettanti stavano scarseggiando. Dopo un’attività di ricerca sul mercato di soluzioni adatte si è deciso di guardare in casa se la soluzione poteva arrivare dal team.

DISTANZA SOCIALE

In particolare l’aspetto delicato e complesso è la gestione di adeguati livelli di distanza sociale per l’intero team durante le attività lavorative.

The Defender

Grant Dalton – CEO Emirates Team New Zealand

“Ovviamente monitorare il distanziamento sociale è un’attività complessa soprattutto se fatta dall’occhio umano”. Ha detto il CEO Grant Dalton. “Quindi siamo andati alla ricerca di un semplice sistema tecnologico che potesse aiutare il team con il distanziamento personale, ma nulla sembrava essere prontamente disponibile. Poiché siamo un’organizzazione con la tecnologia al suo interno, abbiamo esaminato cosa potevamo fare noi stessi e chi sapevamo potesse aiutarci”.

Dalton ha subito pensato a Brent Russell e alla compagnia Igtimi che si occupa dello sviluppo del software di localizzazione delle imbarcazioni per il sistema di gestione delle regate dell’America’s Cup.

La risposta tipica del kiwi di Russell è stata: “Sì, possiamo farlo”.