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Il Centro Velico Caprera a due passi dai campioni

Caprera, la scuola della vela. Il Centro Velico di Caprera è a poche miglia dal campo di regata del Louis Vuitton Trophy, un’oasi di bellezza. Il Centro Velico Caprera è la più grande scuola di mare e di vela del Mediterraneo. Nelle acque del Golfo della Maddalena, “aula” in cui ogni anno oltre 2.500 allievi imparano e perfezionano l’arte di catturare il vento e di vivere in sicurezza l’approccio totalizzante con il mare, incrociano in questi giorni le imbarcazioni del Louis Vuitton Trophy. Il presidente, ing. Francesco Frisia, “magnifico padrone di casa” di una serata-convivio strisciata dal blu e dal rosso intensi di un tramonto da cartolina, quasi si schermisce. “Un tempo dicevamo di essere l’università della vela. Adesso diciamo di essere una buona scuola elementare. L’università è il Louis Vuitton Trophy. E gli atleti sono i suoi docenti”.

Da Louis Vuitton Trophy

Passione pura.

“E’ una scuola che pone le sue basi, la sua vita stessa, sul volontariato. Il 99% dei docenti è composto da ex allievi. Ne ho visti un paio su Luna Rossa…Il capitolo di spesa più rilevante del nostro conto economico sono gli stipendi dei collaboratori fissi, cuochi e carpentieri. Dopo una giornata in mare l’appetito è forte… e ogni giorno i nostri tecnici riparano, sistemano, regolano le imbarcazioni.

Per chi va a vela non c’è età per cominciare e non c’è età per finire.

“Abbiamo comunque pensato all’anagrafe degli allievi. Ai più giovani si spalancano le porte del mondo delle derive. Un quarantenne può imparare su uno dei nostri cabinati di 8- 9 metri. Disponiamo di Jeanneau 3200 per il successivo corso che è itinerante e dura una settimana. Per il terzo corso, abbiamo barche da 40-42 piedi che girano tutto il Mediterraneo. Oltre alla sede storica, questa, abbiamo una base a Lerici, dove abbiamo vinto un appalto per gestire gli spazi di una antica fortezza. Gli spazi sono più ridotti e di conseguenza lo sono anche i “numeri”: 700 allievi all’anno contro i 2.500 che convengono qui. In totale i nostri istruttori sono 700, ogni anno ne utilizziamo 350, 50 istruttori ogni 15 giorni sui sei mesi di attività. Quest’anno abbiamo iniziato il 22 aprile; finiremo il 5 novembre.

Istruttori non si nasce ma si diventa.

Da aiutanti di vela a istruttori , la rotta è lunga e selettiva. Un istruttore deve anche e soprattutto imparare a insegnare, a comunicare, a trasferire, a condividere. Lo spirito che anima il Centro Velico è questo, fatto di passione e gratuità. Ai nostri istruttori paghiamo il biglietto per arrivare qui e il vino. Nient’altro,

Chi sono i soci della scuola?

Il Touring, la sezione di Milano della Lega Navale,l’Associazione Allievi e Istruttori, che io ho voluto entrasse a far parte del sodalizio. La presidenza ha durata triennale ed è a rotazione.

Un evento di rilevanza mondiale, il Louis Vuitton Cup, alla Maddalena. Oltre alle ricadute immediate in termini di visibilità e di presenza mediatica, si attiva un effetto-domino positivo.

A tutti i livelli. Ce lo insegna proprio la Coppa America. In particolare, l’edizione disputata in Nuova Zelanda ha fatto da traino a un incremento di iscrizioni. La gente vuole vedere, capire, approfondire. Abbiamo allestito due simulatori: una barca montata su un albero cardanico,il timone collegato a un altro simulatore elettronico e un potente ventilatore. A Milano, dove il sindaco Letizia Moratti ha realizzato NavigaMi, la gente stava in coda ore e ore pur di provarli. Ora li faremo “girare” nei grandi store di attrezzatura sportiva, fiduciosi di coagulare intorno alla vela ulteriore interesse. Abbiamo riposizionato la pubblicità, indirizzandola, sembrerà sorprendente ma di certo è efficace, alle riviste femminili e dunque alle mamme. Lo abbiamo verificato proprio a Milano, per i corsi dei ragazzini sugli Optimist che, come Lega Navale di Milano, teniamo all’Idroscalo. E’ stato un successo.

L’Italia,patria di un popolo di navigatori, rischia di essere la matrigna dei velisti

L’Italia stenta. I porti sono pochi, per il fisco l’essere proprietari di una barca a vela è segno di ricchezza. Mi spiace dirlo ma la nostra cultura marinara, se paragonata a quella francese, non fa una grande figura. Prendo ad esempio Amalfi: un porticciolo, cinque barche a vela e trecento a motore, dai motoscafi a quelli che si definiscono “ferri da stiro”. In Francia il rapporto è ribaltato. Lo stato finanzia i Glénans, noi, al più, abbiamo qualche sconto. Questa è la differenza. Ma siamo fiduciosi. Anche grazie al Louis Vuitton Trophy”.

                                                  Donatello Bellomo
Louis Vuitton Trophy

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