In Italia oramai solo il 14% della produzione nautica

La crisi c’è oppure no? Quali sono le vie per uscire dalla crisi? C’è uno spiraglio in fondo al tunnel? SailBiz nei giorni scorsi ha rivolto qualche domanda a due importanti rappresentanti dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italianeAlessandro Liberatori e Giovanni BifulcoL’ICE ha il compito di agevolare, sviluppare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l’estero – con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti – e opera al fine di sviluppare l’internazionalizzazione delle imprese italiane nonché la commercializzazione dei beni e servizi italiani nei mercati internazionali. Quindi se è vero come è vero che nella perdurante stagnazione del mercato italiano l’unica via è l’estero, l’ICE ha una visione chiara della consapevolezza che le imprese italiane hanno sull’attuale contesto. Nella prima puntata abbiamo parlato con Alessandro Liberatori, Dirigente con responsabilità sull’Ufficio Meccanica, Chimica, Energia, Ambiente.

SB: Dott. Liberatori secondo lei quali sono i mercati più interessati al Made in Italy nella nautica?

Alessandro Liberatori: “Le principali aree geo – economiche di destinazione delle nostre esportazioni nautiche sono: Americhe (48,2 % dell’export), Unione Europea (26,5 %), Asia (15,5 %), Europa extra UE (7,1 %) Africa (2 %), Oceania (0,6 %). 

Nella classifica per Paesi, gli Stati Uniti rimangono il primo mercato per il “Made in Italy” nautico, assorbendo quasi il 17 % delle nostre esportazioni. A livello mondiale, gli USA sono il più grande mercato della nautica da diporto, sia in termini di numero di appassionati (65 milioni), che di imbarcazioni in uso (16,8 milioni)  e di fatturato generato (stimato intorno ai 30 miliardi di dollari).  La ripresa dell’economia statunitense e la positiva immagine della produzione italiana di settore lasciano intravedere incoraggianti opportunità per ampliare la nostra quota di mercato.

Il Brasile presenta ampie potenzialità di crescita per il nostro export. Attualmente, esso assorbe quasi il 5 % delle nostre esportazioni di settore, registrando elevati tassi di crescita. La costa brasiliana è lunga circa 7.400 chilometri; il Paese è molto ricco anche di acque interne, con più di 40 mila  chilometri quadrati di laghi  e fiumi navigabili, molto utilizzati dalle imbarcazioni da diporto. L’industria brasiliana della nautica si sta sviluppando velocemente, anche grazie ad investimenti produttivi di cantieri italiani, favoriti pure da un memorandum d’intesa firmato nel 2012 tra Italia e Brasile per agevolare le collaborazioni industriali, gli investimenti e la condivisione di know how tra imprese nautiche dei due Paesi. La Cina rappresenta nel settore della nautica un’interessante opportunità per le aziende italiane. Grazie al tenore di vita della popolazione in continua crescita, il mercato della nautica è destinato a svilupparsi considerevolmente.  In Cina esistono circa 300 società costruttrici di imbarcazioni da diporto, concentrate lungo la costa, di cui 73 sono specializzate in produzione di yacht.  Il ritmo di espansione del mercato è notevole, poiché i milionari aumentano al ritmo di 100 mila all’anno, mentre i superyacht sopra i 46 metri che erano solo 60 nel 2010, sono oggi ben 150. 

I dati di esportazione indicano nella Turchia un importante mercato nautico in fase di sviluppo. Collocata strategicamente fra 3 continenti, permette di entrare in contatto diretto con i mercati di Europa, Asia e Medio Oriente. Con 8.330 km di coste ed un fortissimo incremento del numero di marine registrato negli ultimi 5 anni (+ 100%) è la 6° destinazione a livello mondiale del turismo internazionale (25 milioni di arrivi).”

Alessandro Liberatori

SB: L’ICE quali iniziative ha avviato per indirizzare i cantieri italiani in questi mercati, particolarmente per la piccola e media cantieristica?

Alessandro Liberatori: L’Ufficio Meccanica, Chimica, Energia, Ambiente, diretto dal dr. Alessandro Liberatori, e’ l’ufficio dell’ICE che ha la competenza in materia di promozione all’estero del settore nautico e cantieristico.

ICE opera in stretto raccordo con l’associazione confindustriale UCINA e con il mondo camerale, coordinato da UNIONCAMERE. Grazie alla partnership con tali enti e, ovviamente, alla presenza attiva delle imprese italiane, organizziamo numerosi eventi promozionali all’estero. Le aziende che tipicamente partecipano alle attività promozionali ICE sono PMI ad elevata propensione all’esportazione, che si affacciano con noi su quei mercati esteri dove non hanno ancora stabilito consolidati rapporti di agenzia, rappresentanza o distribuzione. Possiamo suddividere le azioni promozionali ICE in due macro – categorie: la promozione commerciale diretta e quella indiretta. Per promozione diretta intendiamo l’organizzazione di eventi fieristici o di incontri BtoB che possano produrre ritorni commerciali a breve periodo per le aziende italiane partecipanti.

Rientrano in questa tipologia numerose iniziative promozionali che ICE realizzerà nei prossimi mesi, tra cui le delegazioni di buyers esteri al Salone nautico di Genova, organizzate in collaborazione con UCINA, Liguria International e WTC Genova. Il Salone, come noto, è l’evento di riferimento in Italia per la filiera nautica: l’edizione 2012 ha visto la partecipazione di 900 aziende, che hanno esposto 1.400 imbarcazioni, alla presenza di oltre 176 mila visitatori. Nell’edizione 2012 del Salone, è stata organizzata una delegazione di 27 operatori (buyers, responsabili uffici acquisti, responsabili tecnici, designers di cantieri di megayacht) che hanno effettuato ben 597 incontri d’affari con le aziende espositrici italiane. In considerazione dell’importanza della manifestazione e dei positivi risultati conseguiti nelle precedenti delegazioni, stiamo organizzando l’iniziativa anche nel 2013 con operatori provenienti dai seguenti mercati – chiave: Brasile, Cina, Emirati Arabi Uniti,Stati Uniti,Turchia,Russia.

Poche settimane dopo il Salone, ICE realizzerà, in collaborazione con UCINA, la partecipazione collettiva al salone nautico di Fort Lauderdale in Florida – evento di riferimento per il diportismo “a stelle e strisce” – che si sviluppa su un’area di oltre 270 mila metri quadri con circa 1.200 espositori e imbarcazioni in esposizione per un valore di oltre 3 miliardi di dollari. Nei primi mesi del 2014, sono in programma altre attività di promozione diretta: a febbraio, una missione di buyers internazionali ai Seatec di Carrara (salone specializzato nelle tecnologie, subfornitura e design per imbarcazioni, yacht e navi) e ad aprile la partecipazione collettiva al China International Boat Show di Shanghai (principale manifestazione fieristica di settore in Cina, con più di 450 espositori da 23 Paesi, su una superficie di 26 mila mq, alla presenza oltre 31 mila visitatori professionali) . A differenza delle iniziative appena trattate, le attività di promozione indiretta non sono mirate ad ottenere dei ritorni commerciali immediati, ma piuttosto a diffondere la conoscenza di mercati internazionali promettenti (attraverso indagini di mercato o seminari) o ad aumentare la percezione positiva del “Made in Italy” all’estero (tramite conferenze stampa, inserzioni, azioni sul web).

Un esempio di promozione indiretta è l’indagine di mercato che, in collaborazione con UNIONCAMERE, stiamo redigendo sull’India, Paese che registra una crescente domanda di imbarcazioni da diporto (sono stati rilevati acquisti per 71 milioni di euro dal 2007 ad oggi), grazie all’innalzamento del potere d’acquisto di una fascia sempre più ampia della popolazione. La domanda di nautica da diporto in India dovrebbe essere favorita anche dal programma di ammodernamento infrastrutturale: è in corso di costruzione un’ampia marina turistica a Goa, mentre altri 14 progetti simili sono programmati per il prossimo futuro a Kochi, Chennai e lungo le coste del Maharashtra e Gujarat.

L’indagine di mercato, che sarà pronta nell’autunno 2013, conterrà i seguenti elementi informativi: analisi e proiezioni della domanda indiana e delle importazioni, censimento dei cantieri navali locali e degli intermediari commerciali, individuazione di opportunità per le aziende italiane operanti nei settori componentistica, accessoristica e servizi correlati. L’indagine verrà presentata attraverso dei seminari in Italia, in aree di localizzazione dei nostri distretti nautici, dove si terranno anche incontri e visite nei cantieri. Sulla base delle risultanze dell’indagine di mercato e della risposta ottenuta dalle aziende italiane di settore nel corso dei seminari, saranno valutate, insieme ad UNIONCAMERE, azioni di promozione commerciale diretta in India, come l’eventuale partecipazione al Salone nautico di Mumbai. 

Per il biennio 2014 – 2015, stiamo definendo un ampio programma di attività promozionali all’estero, in collaborazione con le Regioni italiane dove maggiore è la concentrazione di aziende operanti nella filiera nautica. 


 

SB:  Le aziende italiane per affrontare le sfide di un mercato globale hanno un approccio strutturato?

Alessandro Liberatori: L’approccio dipende da numerosi fattori, tra cui: il grado di internazionalizzazione dell’impresa, i risultati già conseguiti sui mercati “domestici” (europei), la capacità di investimento dell’azienda, il valore aggiunto del prodotto, il posizionamento competitivo. La filiera nautica italiana presenta un’ampia gamma di modalità di internazionalizzazione, in linea con ciò che succede negli altri comparti della nostra industria: si va dal produttore di accessori che effettua sporadiche vendite internazionali al grande cantiere che possiede stabilimenti all’estero dove assembla intere imbarcazioni. Complessivamente, il settore risente della minore dimensione aziendale media rispetto alla concorrenza internazionale e ciò, se da un lato favorisce la flessibilità e la reattività ai mutamenti del mercato, dall’altro penalizza la capacità di investimento su mercati lontani e difficili. Nell’attuale scenario globale, dove la finanza tende sempre più ad integrarsi con l’industria, prestigiosi marchi italiani della nautica, così com’e’ successo ad alcune griffe della moda, sono sempre più ambiti dagli investitori internazionali, che sembrano comunque interessati a salvaguardare l’”italianità” delle imprese controllate.

SB – Ci sono timidi segnali di ripresa secondo il vostro osservatorio privilegiato?

Alessandro Liberatori: I dati Istat relativi alle esportazioni italiane di navi ed imbarcazioni (che includono la nautica da diporto e la grande cantieristica cargo e crocieristica) indicano un’ulteriore flessione nel 2012: il nostro export è sceso a quota 2,6 miliardi di euro, rispetto ai 3,6 miliardi del 2011. Il dato è reso ancora più critico se confrontato al livello pre – crisi del 2008, quando le nostre esportazioni si erano attestate a circa 4,3 miliardi di euro. Per la nautica da diporto italiana, il mercato nazionale ha ormai un peso piuttosto contenuto, pari al 14 % del fatturato, mentre il restante 86 % è destinato ai mercati esteri, con una prevalenza verso i Paesi extraeuropei (69 %). Questo ci fa capire come il settore sia fortemente dipendente dall’export, che sarà trainato, negli anni a venire, dai dinamici mercati che ICE ha individuato come target delle proprie azioni promozionali: USA, Brasile, Russia, Emirati Arabi, Cina, Turchia e, nel lungo periodo, India.

Tutti questi Paesi stanno attraversando una fase positiva del proprio ciclo economico e prevediamo che l’innalzamento del potere di acquisto delle classi medie, abbinato alla incrementata disponibilità di infrastrutture adeguate, possano favorire le esportazioni delle nostre imbarcazioni, percepite in molti mercati mondiale come autentiche “fuoriserie del mare”.

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