Stampa 3D e Nautica: il fenomeno di un nuova compagine industriale

The Economist l’ha definita la 3° rivoluzione industriale, il Financial Times l’ha classificata come un fenomeno di portata maggiore dello stesso Internet. E’ la stampa 3D. Una nuova tecnologia che da una parte,  affascina e crea aspettative migliori, ma dall’altra pone molti quesiti tra gli economisti di tutto il mondo circa le ricadute sul futuro assetto industriale.

Immaginate di vedere un oggetto che vi piace: un bracciale, una lampada, un giocattolo, la custodia del vostro smartphone, una sciarpa, uno strumento musicale. Il 3D printing lo creerà per voi. Questa tecnologia lavora in modo opposto a quelle tradizionali, di una fresatrice facendo un esempio pratico; invece di scavare partendo da un blocco di materiale, esso aggiunge materiale lavorando a strati. La stampa tridimensionale è una tecnologia additiva, significa che realizza un oggetto solido “strato su strato” partendo da un modello digitale disegnato precedentemente al computer con un apposito software di modellazione CAD per realizzare varie tipologie di oggetti. E’ come se noi tagliassimo dei fogli di carta seguendo dei disegni simili fra loro e li appoggiassimo uno sull’altro fino a formare una scultura dai dettagli precisi. La stampante 3D può lavorare su materiali di diverso tipo: negli anni ’80 negli Stati Uniti dove venne per la prima volta concepita l’idea, si usava la plastica.

Oggi vengono utilizzati anche materiali come sabbie miscelate con resine, il bronzo, l’alluminio, l’acciaio inossidabile, il titanio, fino ad arrivare al più complesso Windform, un poliammide caricato di particelle di carbonio brevettato della CRP di Modena, come ci racconta l’Arch. Daniele Cevola, cofondatore con Francesco Belvisi di Livrea Yacht Italia, che attraverso la loro partnership ha potuto realizzare il primo prototipo a vela in scala 1:14, del bellissimo Livrea26, e presentarlo durante la passata edizione del Miami Boat Show.

Daniele Cevola pionerizza l’utilizzo della stampante 3D nell’industria nautica, lasciandoci immaginare scenari futuristici con un sua dichiarazione. “Oggi disponiamo di una grande tecnologia ma siamo un passo indietro nell’industria della nautica”. E’ il materiale, spiega Cevola, a fare la differenza in una stampante 3D. Il Windform è un composto innovativo, studiato ad hoc per la prototipazione rapida, attraverso il quale gli oggetti prodotti possono essere utilizzati. 

La collaborazione di fatto nasce tra Livrea Yacht Italia e la CRP di Modena per sviluppare un’integrazione degli elementi progettati sui modelli di barche e prodotti successivamente in 3D printing. La vera innovazione di quest’ultima sarà, quindi, la riduzione dei costi di produzione e trasporto nell’industria di ogni settore, nonché la produzione in serie di accessori e componenti nautici in scala reale. Da qui a contestare, quindi, il vecchio paradigma dell’industria, che  impone alti volumi per ottenere un basso costo, il passo è breve.

La Stampa 3D, infatti, è attualmente posizionato all’apice della curva Gartner hype, a dimostrazione del fatto che abbiamo ancora un po’ di tempo prima che l’impatto reale sull’economia avvenga (fonte, forbes.com). Daniele Cevola, continua poi, dicendo che con l’ausilio dell’unità R&S si potranno, un giorno non molto lontano, costruire imbarcazioni senza l’utilizzo degli stampi grazie a materiali come il Windform, utilizzato già in altri settori come quello l’aerospaziale, medicale, ingegneristico, architettonico e uso domestico, cambiando semplicemente le particelle di carbonio con particelle di vetro, e soprattutto ottimizzando la quantità di materiale utilizzabile. “Ogni persona avrà la barca che desidera senza sobbarcarsi di ulteriori costi da stampi”, continua l’Architetto, che alla domanda “qual è il limite di una stampante 3D?”, risponde che l’unico limite con questo strumento sarà la nostra immaginazione. Alla luce di questa affascinante inchiesta verrebbe da immaginare, perché no, la possibilità mentre si naviga di utilizzare la nostra stampante 3D per riparare un parte della nostra barca, un piccolo accessorio, produrre un oggetto che arreda, ridare valore all’artigianato nautico.*

*Ringraziamo Elide Lomartire di Aquamarina Marketing per il contributo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share