News

America’s Cup, vela e sistema Paese: la visione di Diego Nepi Molineris tra impatto economico e opportunità strategiche

Il rischio che la vela perda centralità nel grande ecosistema degli eventi sportivi globali — e, più in generale, che l’Italia rinunci a un ruolo da protagonista nei grandi format internazionali — non è solo una questione sportiva. È una questione economica, industriale e di posizionamento del Paese. È da questa consapevolezza che nasce l’intervento di Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute, nel delineare una strategia di sistema che guarda all’America’s Cup come a una leva di sviluppo e non come a un semplice evento.

Nel suo discorso in occasione dell’evento “Comunicare la vela” organizzato presso il CONI dalla Federazione Italiana Vela, Nepi Molineris chiarisce un punto chiave: i grandi eventi sportivi funzionano solo se diventano piattaforme di valore duraturo, capaci di generare ricadute misurabili su più livelli — economico, sociale, infrastrutturale e culturale. In quest’ottica, una possibile edizione italiana dell’America’s Cup, con Napoli come hub naturale, rappresenterebbe un acceleratore straordinario.

Navigare – Circolo Posillipo

Le stime citate nel dibattito pubblico sono chiare: un grande evento velico internazionale può generare tra 1 e 1,2 miliardi di euro di impatto economico complessivo, considerando PIL diretto, indiretto e indotto. Questo è quanto accaduto a Barcellona con la Coppa. Turismo, cantieristica, servizi, hospitality, media, occupazione temporanea e permanente: la filiera è ampia e trasversale. Ma il vero valore, sottolinea Nepi Molineris, sta nella legacy, ovvero ciò che resta dopo l’evento.

Da qui la centralità di tre assi strategici. Il primo è la scuola e le nuove generazioni. La vela — soprattutto nella sua evoluzione più moderna, dal foil alla tecnologia di bordo — diventa uno strumento educativo potente, capace di trasmettere competenze trasversali, cultura del mare e valori civici. Investire in programmi scolastici e di accessibilità significa costruire capitale umano, non solo atleti.

Il secondo asse è la sostenibilità e la rigenerazione territoriale. Un evento come l’America’s Cup può diventare il motore per il recupero di aree costiere marginalizzate, l’ammodernamento delle infrastrutture portuali e la riconnessione tra città e mare. In questo senso, l’approccio promosso da Sport e Salute è dichiaratamente “orizzontale”: coinvolgere federazioni, circoli, amministrazioni locali e sistema produttivo, evitando personalismi e frammentazioni.

Il terzo asse è il posizionamento internazionale dell’Italia. La presenza di Luna Rossa ha già dimostrato quanto la vela possa essere un moltiplicatore di reputazione, attrattività e orgoglio nazionale. Competere “in casa” significa massimizzare ritorni mediatici, sponsorship e investimenti esteri.

“I grandi eventi non devono essere un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso,” ha dichiarato Diego Nepi Molineris. “Se lavoriamo come sistema — Governo, federazioni, territori e imprese — la vela può diventare una piattaforma di sviluppo economico, educativo e ambientale. L’America’s Cup è un’opportunità concreta per dimostrare che lo sport, quando è ben governato, genera valore reale e duraturo per il Paese.”

La sfida, ora, è la governance. Compattezza, visione condivisa e capacità esecutiva determineranno se questa opportunità resterà una suggestione o diventerà un vero progetto Paese.

Related Posts