A bordo della Life Support di EMERGENCY durante una missione nel Mediterraneo centrale, il navigatore oceanico ha partecipato al soccorso di 113 persone. A Genova, il suo racconto restituisce il senso più essenziale del mare: aiutare chi è in pericolo.

Il mare, per Giovanni Soldini, è stato per tutta la vita un luogo di sfide, navigazioni oceaniche e scelte da affrontare con lucidità. Con la sua presenza a bordo della Life Support di EMERGENCY, il navigatore ha intrapreso una missione diversa: partecipare alle attività di soccorso nel Mediterraneo centrale.
La nave ha sbarcato il 1° novembre nel porto di Genova le 113 persone soccorse in acque internazionali tra il 27 e il 28 ottobre. Tra loro c’erano nove donne, due in gravidanza, 104 uomini, 36 minori non accompagnati e un bambino di un anno. Le operazioni di sbarco, identificazione e accoglienza si sono concluse alle 11.30. Con questo arrivo, la Life Support ha portato a termine la sua 46ª missione.
Soldini ha definito l’esperienza «illuminante». A bordo, ha raccontato, si incontrano persone in carne e ossa, con storie e speranze, non numeri o figure lontane. «Sono scappati da un inferno, eppure sono pieni di speranza», ha detto, aggiungendo l’auspicio che possano riuscire a realizzare i propri sogni.
Le sue parole accompagnano una riflessione che in mare non dovrebbe avere confini: quando qualcuno è in pericolo, prestare soccorso è una responsabilità umana prima ancora che una scelta. La navigazione insegna quanto il mare possa cambiare in fretta e quanto ogni vita dipenda, a volte, dall’aiuto di chi si trova più vicino. Per questo assistere chi ha bisogno non può dipendere dalla sua provenienza, dalla sua storia o dal giudizio che altri daranno del suo viaggio.
Per Soldini, questa missione ha portato la vela oceanica su un’altra rotta: quella dell’incontro diretto con persone che cercano una possibilità di vita. Un’esperienza lontana dalle regate, ma legata allo stesso mare e a una certezza semplice: davanti a chi è in difficoltà, la prima cosa da fare è aiutare.