Sei skipper azzurri al via della transatlantica in solitario: per Ambrogio Beccaria la sfida è trasformare velocità e fiducia nella barca in una chance concreta di vittoria. Francesca Clapcich affronta il debutto, mentre quattro Class40 completano la spedizione italiana.

La Route du Rhum 2026 comincia con una domanda che riguarda da vicino la vela italiana: fin dove può arrivare Ambrogio Beccaria? Il navigatore milanese affronta per la prima volta la traversata nella classe IMOCA, a bordo di Allagrande Mapei, ma non parte da zero. Nel 2022 aveva chiuso al secondo posto tra i Class40 e oggi torna a Saint-Malo con una barca che conosce, un team alle spalle e un progetto costruito miglio dopo miglio.
Le premesse meteo alimentano le ambizioni. La flotta IMOCA, composta da 22 barche, dovrebbe trovare una partenza veloce e condizioni favorevoli alla navigazione di poppa. Il percorso iniziale sembra portare verso nord, oltre il Fastnet e poi a nord delle Azzorre: una rotta che, secondo Yoann Richomme, vincitore della Route du Rhum in Class40 nel 2018 e nel 2022, potrebbe offrire condizioni da record. Anche Beccaria descrive una prima fase rapida, con il passaggio di un fronte poco attivo già nei pressi delle Azzorre.
È uno scenario adatto alle qualità di Allagrande Mapei, ma la velocità da sola non basta. Il ritmo potrebbe essere altissimo fin dalle prime ore e mantenere un IMOCA foiling vicino al limite, in solitario, significa scegliere continuamente quanto spingere e quanto proteggere la barca. La rotta dovrà poi fare i conti con transizioni meteo e con un arrivo in Guadalupa che si annuncia incerto: gli alisei potrebbero mancare e gli ultimi passaggi attorno all’isola rischiano di rimettere in discussione le gerarchie.
Beccaria ha quindi le carte per essere protagonista, ma la sua prima Route du Rhum in IMOCA resta una prova nuova, contro avversari esperti e su una distanza di circa 3.542 miglia. Il record della classe, stabilito quattro anni fa in poco più di undici giorni, potrebbe essere avvicinato o battuto. La domanda sarà se i navigatori riusciranno a reggere quella velocità senza compromettere l’integrità delle barche. Per Beccaria la sfida è proprio questa: convertire la fiducia costruita in allenamento in una traversata lucida, veloce e senza errori decisivi.

Clapcich, il debutto oceanico in solitario
Accanto a Beccaria, tra gli IMOCA c’è Francesca Clapcich, al via con 11th Hour Racing. Per lei la Route du Rhum è il debutto in una transatlantica in solitario: una tappa importante in una carriera che la porta ora a misurarsi con una delle prove più impegnative della vela oceanica.
La sua presenza aggiunge un’altra dimensione alla partecipazione italiana. Non si tratta soltanto di avere più barche sulla linea di partenza, ma di vedere percorsi diversi e nuove esperienze entrare in una regata storicamente dominata dalla cultura oceanica francese. Clapcich dovrà affrontare le stesse scelte di rotta, gestione della barca e resistenza che attendono l’intera flotta. «Quando siamo in mare, il vostro tifo fa davvero la differenza», ha detto, invitando il pubblico a seguire la regata.

Quattro italiani in Class40
La presenza azzurra si completa con quattro skipper nella flotta Class40. Luca Rosetti porta Maccaferri Futura, con l’ambizione dichiarata di essere competitivo al debutto; Matteo Sericano naviga con Lucente, un progetto nato anche dalla forza di una comunità di amici e velisti cresciuti insieme. Marco Guerra affronta la sua prima Route du Rhum con Imagin’Act-Socomec, Class40 progettata e costruita da lui: per il velista, la traversata sarà anche la prova in mare di un progetto personale. Andrea Fornaro, invece, torna dopo l’edizione 2022 con Influence 2. Per lui questa regata potrebbe segnare il passaggio verso una nuova fase della carriera, da vivere senza l’ossessione del risultato.
Le motivazioni cambiano, ma insieme raccontano una vela oceanica italiana più ampia e visibile. Nel 2018 gli italiani al via erano due, nel 2022 quattro; nel 2026 sono sei. Beccaria ha sintetizzato così il valore di questa crescita: oggi ci sono aziende che investono, nuovi navigatori che vedono un percorso possibile e una rete a cui chiedere consiglio. Più barche italiane significano anche più storie da seguire e più occasioni per avvicinare il pubblico a questa disciplina.

Saint-Malo, il teatro dell’oceano
La tredicesima Route du Rhum parte domenica 1° novembre da Saint-Malo e porta 115 skipper, divisi in sei classi, verso Pointe-à-Pitre. Nata nel 1978, la regata si svolge ogni quattro anni e mette sulla stessa linea barche di ultima generazione e imbarcazioni che fanno parte della storia della navigazione oceanica.
È una competizione, ma anche un grande appuntamento popolare. Nel 2022 circa 1,5 milioni di visitatori passarono dal villaggio della regata nei giorni che precedettero la partenza, tra cui il suggestivo transito delle barche attraverso le chiuse di Saint-Malo. La città diventa così una porta sull’Atlantico e la partenza un momento in cui sport, tecnologia e racconto si incontrano.
Per l’Italia, questa edizione ha un significato particolare: sei skipper al via sono un record e un segnale concreto di crescita. Ora comincia la parte che nessun comunicato può anticipare: miglia dopo miglia, da soli, in una traversata in cui il talento conta quanto la capacità di resistere. Ed è nell’oceano che si capirà quanto è cresciuta davvero la rotta italiana.
