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I porti italiani inquinano?

Il problema del turismo via mare

Se ne parla troppo poco, ed è un male perché questo fenomeno ha una sua rilevanza specifica quando si tratta di contribuire in negativo alla conservazione dell’ambiente. Stiamo parlando del fenomeno dell’inquinamento portuale, che in Italia risulta essere una delle principali cause che ha a che fare con i cambiamenti climatici. Prendete per esempio le tante navi mercantili ormeggiate lungo tutto lo Stivale: esse hanno bisogno di potenze importanti per alimentare servizi essenziali tra cui quelli di carico e scarico, e ciò risulta possibile solo se i motori restano accesi. Non c’è nemmeno bisogno di dire quanto impattante sia questa azione a livello ambientale! E lo è ancora di più se si pensa all’attività crocieristica, con le sue grandi navi spesso vicinissime ai centri abitati delle città più popolose. Se fino a ieri questo era il caso di Venezia, oggi è ancora il caso di Napoli. Il problema delle crociere è che serve tantissima energia elettrica per assicurare i servizi alberghieri a bordo, e si parla di più megawatt per ogni singola nave. Dunque il turismo via mare, settore strategico della nostra economia che tra le altre cose dà lavoro a migliaia di persone, se vogliamo dirla tutta non fa per niente bene all’ambiente!

Una riflessione è d’obbligo

I porti italiani, soprattutto quelli turistici, inquinano, e molto, poiché sono responsabili dell’emissione di una grande quantità di polveri sottili e CO2, almeno 100 volte maggiori rispetto alle emissioni dovute ad esempio al traffico urbano. Un problema non da poco, che non può essere risolto nel breve periodo e che non può essere risolto con la sola consapevolezza di quanto sta accadendo. Ci spieghiamo meglio: essere consci del fatto che i porti inquinino è sicuramente importante, è un punto di partenza che deve però accompagnarsi ad azioni concrete. Insomma, va benissimo celebrare la natura e il rispetto per l’ambiente, ad esempio attraverso la Giornata della Terra, evento planetario che si celebra il 22 aprile di ogni anno, ma ormai siamo arrivati a un punto tale per cui risulta necessario incidere su quei processi che hanno a che fare con la permanenza delle navi in porto. Prima abbiamo fatto l’esempio della fase dell’ormeggio, e non a caso.

Alcune forme di inquinamento tipiche delle navi da crociera

Le navi da crociera, ormai lo abbiamo capito, impattano in maniera importante sull’ambiente. Già, ma in che modo? Attraverso 3 forme di inquinamento. La prima è l’inquinamento atmosferico, dovuto al rilascio di gas nocivi e polveri sottili; la seconda è l’inquinamento delle acque, che si genera dopo un certo numero di manovre e dopo lo sversamento di liquami; la terza è l’inquinamento acustico, provocato dal rumore di queste grosse navi che come sappiamo ospitano al loro interno tantissimi passeggeri. Sia chiaro: in questa sede non vogliamo in alcun modo sminuire il bello di viaggiare per mare, quanto provare ad accendere un piccolo riflettore sugli effetti negativi per l’ambiente dovuti a questa tipologia di vacanza. Precisato questo, possiamo proseguire nella trattazione.

Il “caso” Barcellona

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Foto: Pixabay

Arrivati a questo punto, siamo certi avrete voglia di conoscere almeno un caso concreto, con tanto di numeri e dati capaci di offrire uno spaccato dettagliato sull’inquinamento portuale. Dunque ecco a voi il “caso Barcellona”, ancora oggi d’estrema attualità. Nella capitale catalana, in tutto il 2019, 105 navi da crociera con il loro transito hanno rilasciato nell’atmosfera qualcosa come oltre 33mila tonnellate di ossidi di zolfo. Per darvi un’idea della grandezza di questo numero, tenete presente che l’insieme delle auto circolanti in 12 mesi all’interno della città, che si attesta intorno alle 560mila unità, ha causato l’emissione di “sole” 7mila tonnellate di ossidi di zolfo. Una differenza abissale, una differenza che ha fatto sì la differenza ma in negativo! Noi italiani abbiamo poco per cui rallegrarci, visto che sempre nel 2019, Venezia ha fatto registrare emissioni per un totale di 27mila tonnellate, mentre Civitavecchia per 22mila tonnellate. Emissioni di zolfo derivanti dalle navi da crociera, ovviamente. Urgono dunque iniziative nautiche all’insegna della sostenibilità ambientale. Subito.