Economia del mare, il vero capitale blu dell’Italia: crescita, export e 175 mila posti di lavoro L’economia del mare non è più soltanto una risorsa legata alla geografia italiana: è una delle infrastrutture economiche sulle quali costruire la crescita del Paese.

Lo sottolinea anche l’articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera, dedicato all’incontro “L’Economia del Mare”, che mette al centro porti, logistica, nautica, turismo e competenze. Un sistema capace di generare occupazione e per il quale si stimano 175 mila nuovi posti di lavoro, ma che richiede infrastrutture, formazione e una maggiore integrazione tra città, porti e industria.
La nautica rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questo potenziale. L’industria italiana ha raggiunto 8,6 miliardi di euro di fatturato, mentre la filiera allargata genera oltre 13 miliardi di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati. Ancora più significativo il moltiplicatore economico: ogni euro prodotto dalla cantieristica attiva 5,2 euro di valore aggiunto nell’economia italiana e ogni addetto genera 7,1 posti di lavoro lungo la filiera.
È soprattutto sui mercati internazionali che emerge la forza del Made in Italy: l’Italia è il primo esportatore mondiale della cantieristica nautica e mantiene una leadership straordinaria nei superyacht, con 568 unità in costruzione, pari al 52% degli ordini mondiali.
Numeri che trasformano la nautica da settore di nicchia a componente strategica della politica industriale italiana.

Non è quindi casuale che proprio oggi a Milano venga presentato il 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, in programma dall’1 al 6 ottobre: non soltanto una vetrina di barche, ma uno strumento per sostenere export, innovazione, investimenti e competitività.
La sfida è fare del mare ciò che per decenni è stata la manifattura: un grande motore di sviluppo, occupazione e capacità italiana di competere nel mondo.