Nuovi spunti di riflessione sull’Osservatorio Nautico Nazionale

Confindustria Nautica: dallo studio sulla portualità turistica dell’’Osservatorio Nautico Nazionale nuovi spunti di riflessione. Concessioni troppo brevi ed incidenza degli spazi non redditizi rischiano di affossare lo sviluppo della portualità italiana. Dai dati emerge la necessità di ampliare la capacità di offerta alla clientela internazionale stanziale. E’ stata presentata stamattina l’Indagine nazionale sulle concessioni demaniali destinate alla portualità turistica, commissionata all’Osservatorio Nautico Nazionale da Assomarinas, ASSO.N.A.T. ed UCINA. Il lavoro ha analizzato le caratteristiche principali dei porti turistici italiani allo scopo di evidenziare gli ambiti che ad oggi rappresentano un limite per la redditività delle strutture ed individuare le aree di miglioramento utili ad accrescerne la competitività anche a livello internazionale.

La prima nota dolente rilevata riguarda la ridottissima capacità di attrarre clientela d’oltre confine, che oggi rappresenta mediamente meno del 10% del totale. Un indicatore che esplicita la necessità di adeguare la qualità e l’offerta dei servizi delle nostre strutture portuali alle richieste di una clientela più difficile ed esigente. Riguardo alle concessioni demaniali, è stato rilevato che la durata media è pari a circa 40 anni per i marina, un tempo giudicato insufficiente per ammortizzare gli investimenti necessari alla loro realizzazione.  A questo si aggiunge la bassa correlazione tra i canoni portuali e il numero di posti barca, elemento che più influisce sui ricavi delle strutture.

L’analisi mostra infatti come la percentuale di spazi non redditizi, ovvero le aree verdi, gli spazi d’interscambio, piuttosto che la quota di specchio acqueo destinata alla movimentazione delle barche, oscilli tra il 13% dei poli funzionali e il 20% dei marina, influenzando significativamente la redditività complessiva a svantaggio di questi ultimi. L’esame dell’Osservatorio Nautico Nazionale ha infine rilevato l’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato delle strutture portuali, in particolare sui marina, che, oscillando intorno al 4%, appesantisce significativamente la loro redditività. Il dato sale al 7%, soglia pressoché insostenibile, nel caso delle concessioni demaniali rilasciate dopo il 2004.

A conclusione della presentazione dello studio, sono intervenuti i presidenti delle tre associazioni di riferimento: Anton Francesco Albertoni (UCINA), Roberto Perocchio (Assomarinas) e Luciano Serra (ASSO.N.A.T.) Perocchio e Serra, dopo aver ricordato come i controlli fiscali persecutori delle scorse stagioni abbiano danneggiato il turismo nautico (calo dei transiti stimato intorno al 15%), hanno sottolineato la necessità di mettere in rete il sistema portuale italiano come avviene in altri paesi del Mediterraneo, quale indispensabile strategia per offrire servizi sinergici e, allo stesso tempo, salvaguardare le attività locali esistenti.

Albertoni ha ricordato come la storica carenza di posti barca dell’Italia abbia frenato per decenni lo sviluppo del settore: “Certamente non può accadere che oggi, di fronte alla crisi economica che colpisce anche i porti, si voglia giocare al rialzo delle tariffe. Serve sicuramente una politica di Governo e Regioni per dirimere la questione dei canoni demaniali, ma le aziende portuali devono sapersi mettere sul mercato internazionale, come oggi fa l’industria, la cui produzione nautica è venduta per oltre il 70% all’estero”.

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