Pace fatta tra Ucina e la Fiera di Genova

  Al vernissage milanese di mezza estate per il lancio del Salone Nautico 2009, Ucina s’è presentata con una girandola di annunci. La palla al presidente, Anton Francesco Albertoni.

Perché nasce la società mista Fiera di Genova-Ucina che prenderà parte alla gara per l’assegnazione delle concessioni della Nuova Marina?
«La nostra scommessa è esserci e dare una nostra visione al progetto. Questo non significa che noi di Ucina andremo a fare gli ormeggiatori… I lavori di completamento dell’opera dovranno soddisfare una essenziale compatibilità con lo sviluppo del Salone, ma anche le richieste di un mercato nautico che crediamo di poter individuare a livello di prototipo di laboratorio».

Ossia?
«Le esigenze della cantieristica sono rivolte all’avere costantemente imbarcazioni a mare da mettere a disposizione delle prove-clienti. Dall’altro lato esiste l’obiettivo di creare quell’hub al centro del Mediterraneo del quale si è parlato tanto, un hub che funzioni in tutto il resto dell’anno e diventi un polo logistico per i grandi yachts. Ucina rappresenta la totalità dei porti turistici italiani, tra i nostri 460 soci non manca certamente il know how per la progettazione e la gestione dei porti turistici».

Tempi?
«È già stato sottoscritto un protocollo con Fiera di Genova che fissa i punti essenziali di condivisione. Settembre è la data fissata per la costituzione della nuova spa. Il concetto è che ognuno dei due soci ci mette una parte, Fiera la capacità tecnica, Ucina l’esperienza imprenditoriale e il know how dei soci. In una visione condivisa che mette il Salone al centro del progetto ma prende atto che esistono altri 11 mesi dell’anno da sfruttare. A suo tempo avevo fatto un po’ di rumore su questo aspetto, assieme alla questione delle tariffe».

A proposito, la guerra delle tariffe l’avete vinta, no?
«Abbiamo chiesto e ottenuto il 10% di sconto, a fronte di aumenti proposti dal 3 al 6% a seconda delle aree. La mia intenzione non era quella di mettere in discussione gli aumenti tariffari previsti dal contratto con Fiera. C’era la necessità di tenere conto della congiuntura negativa. In maniera responsabile, Fiera di Genova si è resa disponibile. I risultati comunicati in previsione del Nautico 2009 dimostrano che il mio intervento non era vano».

Non tutti i soggetti della cosmogonia del Salone si regolano in questo modo, vero?
«Per me è stata una grande delusione dove prendere atto che le associazioni degli albergatori genovesi non sono stati in grado di assumere una posizione comune sulla nostra richiesta di costruire delle offerte speciali nel periodo del Nautico. Questa rinuncia farà più male a loro che a noi, che pure siamo dispiaciuti per i nostri espositori, molti dei quali si accontenteranno degli hotel a 3 stelle. Il sindaco Vincenzi invece aveva bene recepito le nostre intenzioni e ci avrebbe appoggiati».

Qual era stata la vostra proposta?
«Avrei messo a disposizione degli albergatori e dei commercianti il sito ufficiale del Salone Nautico, che l’anno scorso ha avuto cinque milioni di pagine visitate. Avrei messo a disposizione dei banner attraverso i quali offerta e domanda si sarebbero potute incontrare. La condizione era che le categorie formulassero proposte con sconti, agevolazioni, offerte speciali. Il mio rammarico è che non ho trovato un interlocutore, ognuno parlava per sé. Ciò provoca un danno alla città ma anche al Salone che avrebbe diritto ad ogni riguardo. Intendiamoci, io non sono contro le aziende, figuriamoci, le rappresento. Dico che è sbagliato tenere le camere vuote per venderle all’ultimo momento a prezzi maggiorati».

Come le è venuto in mente di invitare Berlusconi e mezzo governo all’inaugurazione del Nautico 2009?
«Abbiamo bisogno di ordine, di sentire vicino il mondo della politica, partecipe dei nostri problemi. La nautica da diporto è uno dei pochi settori vitali di questo Paese, si sta riprendendo dalla crisi, che ha toccato il punto più bassi tra la fine del 2008 e i primi tre mesi del 2009 e grazie al coraggio e l’intraprendenza degli imprenditori, tornerà a crescere, seppure più lentamente rispetto al passato, contribuendo alla crescita del pil nazionale, senza aver chiesto un euro allo Stato. Purtroppo la politica assume atteggiamenti schizofrenici, a volte emana provvedimenti che ci rassicurano, altre volte ci gettano nell’incertezza. Le notizie pubblicate dai giornali sull’ipotesi di utilizzare a fini fiscali l’elenco delle imbarcazioni non immatricolate non aiuterà certo i cantieri a vendere e i diportisti ad acquistare».

RENZO PARODI – Il Secolo XIX

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