PASSIONE, COMPETENZA, CREATIVITÀ, MA SOPRATTUTTO RISPETTO PER IL MARE: LUI E’ GIOVANNI CECCARELLI

Queste le parole necessarie per definire un talento della progettazione navale: Giovanni Ceccarelli. Secondo l’ingegnere ravennate, progettare e ideare una barca è la sintesi di un ragionamento che viene indubbiamente influenzato dalla propria cultura e dal rapporto personale con il mare e l’ambiente.
Fin da piccolo Giovanni Ceccarelli, invece di giocare a calcio, si trovava a girare tra le boe sul suo optimist, uno dei primissimi sbarcati in Italia. La sua visione di vela è stata sicuramente condizionata dal concetto competitivo, anche perché in un ambiente familiare influenzato da papà Epaminonda, un antesignano della nautica da diporto, le letture che si trovavano a casa erano: “Yachting World”, “Yachting & Yachting” e poi anche “Forza7”, “Vela e Motore”, “Nautica” e “Giornale della Vela”. Letture che inevitabilmente hanno lasciato traccia. Insomma, nella vita del noto progettista c’è sempre stato il mare come fonte di ispirazione. Ecco quanto raccontato a Sailbiz.

Quali sono le scelte tecniche che deve fare un progettista che si approccia a un cantiere e quali sono le indicazioni da suggerire a un cliente che desidera un progetto custom?
“La relazione che si instaura con il cantiere è determinante, soprattutto se si è alla prima esperienza di lavoro insieme. Il concetto che sta alla base è l’individuazione dell’esigenza, del segmento di mercato, ma amo dire che prima di tutto ci deve essere il rispetto verso la tradizione che rappresenta il cantiere. In alcuni casi, come è stato con Paolo Semeraro nella progettazione della linea di imbarcazioni NEO, oppure anche Eleva Yacht, si può seguire la strada della sperimentazione di linee d’acqua differenti; in altri casi è necessario seguire invece lo stilema del cantiere per dare continuità alla linea di prodotto rappresentata.
Molti clienti spesso chiedono che la bellezza si coniughi alla funzionalità; ecco quindi che l’attività di ricerca e sviluppo che il mio studio persegue costantemente porta all’ideazione di un concetto di bellezza totale, dove scafo e tuga devono immergersi nell’armonia dell’elemento in cui viaggiano: il mare. Oggi posso dire che anche le barche a motore cominciano ad essere ideate con il requisito della bellezza, cosa che spesso in passato non capitava; questo fa si che non si smetta mai di pensare per trovare sempre una soluzione adatta alle esigenze del committente”.

Giovanni Ceccarelli ha ideato la barca più innovativa dell’America’s Cup di Valencia 2007: +39Challenge

 

Ingegner Ceccarelli, non possiamo non chiederle un parere sulle barche volanti di Coppa America. Sono barche che soddisfano il suo senso estetico?
“Non si può assolutamente fare finta di nulla: le barche volanti esistono e vanno studiate perché altro non sono che l’evoluzione di un concetto che esiste da anni che è quello dell’aliscafo. La cosa molto interessante è che, grazie alle ali, le barche a vela possono raggiungere velocità non raggiungibili con le barche a motore. O meglio, si possono raggiungere, ma è più difficile mantenerle. Quindi c’è alla base un concetto di innovazione che apre nuovi campi di esplorazione nella progettazione. La curiosità del progettista deve essere il motore della ricerca per la migliore applicazione di questi concetti.
Del resto, personalmente considero gli AC75 delle barche molto giovani che, a causa del covid, non sono state ancora sviluppate verso il pieno della maturità. E’ necessario capirne i limiti, le potenzialità e quindi andare avanti nello sviluppo. Ad esempio, i neozelandesi nella fase iniziale delle regate non erano a loro agio; quando hanno cominciato a capire la barca sono riusciti a portarla verso gli estremi. Le fasi di gestione degli AC75 sono numerose e occorre governare le parti immerse e quelle emerse dall’acqua: dal decollo alla transizione, alla navigazione in aria. Nel passaggio dal dislocante al planante, l’opera viva e l’opera morta interagiscono con il fluido in maniera diversa e proprio in questi aspetti è necessario continuare a condurre sperimentazione. Questo porterà a vantaggi e ottimizzazioni”.

Dal suo punto di vista, questa America’s Cup porterà dell’innovazione nella nautica da diporto?
“Dal mio punto di vista, sì, soprattutto nell’aspetto delle imbarcazioni a motore e sul loro impatto sull’ambiente. Nel senso che l’uso dei foil permetterà a parità di prestazioni di usare motori più piccoli, quindi più leggeri e meno inquinanti”.

Un merito di questa campagna sicuramente è stato l’impatto reputazionale dell’Italia grazie a Luna Rossa. E’ d’accordo con questa affermazione?
“Direi proprio di sì: l’Italia da sempre è leader nel settore della produzione dei superyacht. Abbiamo sempre prodotto barche belle, eleganti e performanti. Non solo, l’indotto intorno alla cantieristica italiana è sempre stato di primissimo livello. E tutto questo lo abbiamo visto all’opera con il team Luna Rossa che ha usato le eccellenze italiane in vari settori per poter vincere il trofeo. Quando penso alle eccellenze, ad esempio penso al cantiere Persico, ma anche a Wally Yachts, Cantiere del Pardo, Solaris, Neo Yacht , Eleva e Mylius oppure per quanto riguarda le barche a motore Carnevali Yachts ed il Cantiere De Cesari per il legno. Dalla progettazione alla produzione sappiamo esprimere il vero valore del nostro Paese in diversi settori industriali.
Vorrei altresì aggiungere che un merito di questa coppa è stato il fatto che la vela è diventata molto più ‘visiva’ e quindi è più facile appassionarsi anche per i neofiti. Questa potrebbe essere un’opportunità da cogliere per sviluppare lo sport della vela in Italia e lo scopriremo questa estate vedendo il numero di iscritti alle scuole vela. Anche il Vendée Globe è stato un volano di attenzione grazie a imbarcazioni interessanti e alla bella prestazione di Giancarlo Pedote.

Arrivée de Giancarlo PEDOTE lors du Vendée-Globe 2020/21 aux Sables d’Olonne

Sono quindi convinto che ci sono delle potenzialità. Reputo però fondamentale che lo sviluppo passi da una cultura del rispetto per il mare che è una fonte vitale per il nostro pianeta. La differenza sostanziale rispetto all’automobilismo è che in quest’ultimo caso la strada da percorrere ha avuto una sua evoluzione: dallo sterrato all’asfalto drenante, dal quadriciclo agli strumenti di frenata automatica. Il mare invece è sempre lo stesso dai tempi di Ulisse. Le onde sono le stesse di 3000 anni fa. Il mare non è una variabile e quindi la sicurezza passa dal rispetto per esso. Il bravo marinaio è colui che fa la differenza, come è stato per Pedote nella circumnavigazione del globo. La vela è la cosa più sostenibile che abbiamo sul nostro pianeta”.

L’intervista concessa a Sailbiz dall’ingegner Ceccarelli è stata una lectio magistralis sul mare. E’ stata ricca di spunti interessanti, molti dei quali difficile da manifestarne la passione in un breve articolo.

L’Ing. Ceccarelli ha ideato il piano di raddrizzamento della Costa Concordia