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Silvia Salis: dai banchi di scuola agli yacht a Genova un ponte per la formazione

Un percorso tra turismo, lingue e competenze nautiche: il richiamo di Silvia Salis al lavoro qualificato apre una prospettiva per avvicinare i giovani alle professioni del mare.

Formare in Italia i professionisti che lavoreranno a bordo degli yacht, unendo cultura dell’accoglienza, lingue straniere e competenze nautiche. È la prospettiva che potrebbe tradurre in un progetto concreto uno dei temi sollevati dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, alla presentazione del Salone Nautico: costruire un collegamento più forte tra le opportunità offerte dall’industria del mare e il futuro professionale dei giovani.

L’ipotesi è quella di un percorso di studi capace di mettere in relazione la formazione turistica con le esigenze degli equipaggi. Un indirizzo nel quale l’ospitalità incontri la conoscenza della vita a bordo, la preparazione linguistica si affianchi alle competenze tecniche e il rapporto con le imprese accompagni gli studenti verso il lavoro. Una proposta da sviluppare, che raccoglie il senso del richiamo alla qualificazione professionale emerso nell’intervento della sindaca.

Salis ha posto l’attenzione sulla necessità di manodopera preparata e sulla capacità del settore di offrire prospettive occupazionali. Il punto riguarda anche l’attrattività di queste professioni: per coinvolgere nuove generazioni occorre rendere riconoscibili i mestieri, spiegare quali competenze richiedono e mostrare quali possibilità di crescita possono offrire.

In questo quadro, un percorso tra turismo e nautica avrebbe un obiettivo preciso: preparare giovani capaci di operare nell’accoglienza e nei servizi di bordo, all’interno di un ambiente internazionale. Lingue, relazione con l’ospite, organizzazione del servizio e conoscenza delle esigenze della navigazione potrebbero costituirne gli assi formativi. Le attività a bordo richiederebbero poi le specifiche qualifiche e la preparazione previste per ciascun ruolo.

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Foto: Confindustria Nautica – Assilea

La costruzione del progetto passerebbe dal confronto tra scuole, istituzioni e operatori. Sarebbero le esigenze professionali delle imprese a orientare i contenuti, mentre esperienze formative sul campo potrebbero aiutare gli studenti a conoscere ritmi, responsabilità e caratteristiche del lavoro in mare. Un collegamento utile anche a rendere più consapevole la scelta del percorso.

Per Genova, la prospettiva sarebbe quella di estendere il valore del Salone oltre i giorni della manifestazione, trasformando l’incontro con il mondo nautico in un’occasione di orientamento e formazione durante tutto l’anno.

Il tema aperto dall’intervento di Salis riguarda dunque il rapporto tra sviluppo del settore e opportunità per il territorio. Affiancare alla capacità italiana di costruire imbarcazioni una formazione dedicata a chi vi lavora potrebbe diventare un nuovo obiettivo: portare a bordo competenze italiane e offrire ai giovani una rotta professionale concreta.

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