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Tuonano dall’America, Bagnoli o no adesso basta!

E’ mai possibile che in un momento di crisi in cui un evento, seppur di facciata, potrebbe dare un’altra immagine di Napoli che non sia la “spazzatura”, non riesca a mettere tutti d’accordo? Qualche giorno fa SailBiz aveva anticipato che Nisida, la porzione di insenatura a 200 metri da Bagnoli davanti al carcere minorile, sarebbe stata scelta come la soluzione di un piano B, via di fuga per l’empasse Coppa America a Napoli, e ieri il Corriere del Mezzogiorno ha confermato tale scelta. Sempre il Corriere anticipa che la fee pagata da Napoli agli organizzatori è stata di 10milioni di euro, (a SailBiz risultano 20M€). Nonostante tutto siamo ancora in alto mare e pertanto dagli States tuonano: “adesso basta a noi non interessa dove si faccia purché sia a Napoli“. Ma la classe politica si sta rendendo conto dell’immagine che sta dando nel mondo? Sono consapevoli che Napoli non merita tutto questo? Inutili i trionfalismi spesi nei mesi scorsi da parte delle Istituzioni; alcuna stampa ha anche parlato di un tutto esaurito per quella settimana di aprile…e ora? Scommettiamo che la tappa del 2013 non sarà più a Napoli? La gente per bene si è stufata di queste strumentalizzazioni politiche e vuole solo godere di un evento velico internazionale che gli è già sfuggito nel 2007!

Corriere del Mezzogiorno del 09 dicembre 2011 – Richard Worth, patron dell’America’s Cup, ha dichiarato al Mattino che, purché le gare veliche si facciano a Napoli, a lui non importa nulla dove si faranno, se a Bagnoli o Nisida, se in via Caracciolo o al Molosiglio. Ci avrei giurato. Del resto, date a chiunque dieci milioni di euro per esporre una foto e ditemi se porrà mai veti sul dove metterla. Secondo me, gli andrebbe benissimo anche lì dove gli operai Fincantieri misero il busto di Garibaldi. Dieci milioni, però. Ecco dunque il punto. Lo scenario, le correnti marine, la forza dei venti: tutte cavolate. Ciò che Napoli ospiterà non saranno gare vere e proprie, utili per qualificarsi o passare il turno, ma puro spettacolo. Pura messa in scena. E comunque, ora che Bagnoli sarà abbandonata al suo destino, possiamo fare finta di nulla? Il mondo intero doveva sapere com’era fascinosa quella baia. Ora sa invece quanto è avvelenata, inquinata, pericolosa, inaccostabile e non fruibile. Abbiamo puntato i riflettori su un’opera d’arte, poi, quando li abbiamo accesi, abbiamo mostrato un manufatto informe. E adesso chi investirà nell’area? Chi attirerà, e come, i capitali necessari per la riqualificazione? Inoltre, se ora, come sembra, sarà scelto lo specchio d’acqua di via Caracciolo, quali opere strutturali si pensa di realizzare? Si costruirà lì quel porto che si è sempre detto che non si poteva fare? E anche in questo caso, tutto quello che sarà costruito sarà poi rimosso o demolito? Da spreco a spreco, insomma?

Il danno provocato dall’imprudenza di chi ha gestito questa partita è a dir poco incalcolabile. Fretta, pressappochismo, eccessiva centralizzazione: ed ecco il risultato. Ora che l’indisponibilità di Bagnoli pare sia stata accertata dal ministero e dall’autorità giudiziaria, da dove si ricomincia?

In ogni caso, adesso il minimo che si possa chiedere a Comune, Regione, Provincia e Unione industriali è la trasparenza assoluta, senza se e senza ma, su tutte le decisioni che dovranno essere prese. Tutte! E guai a chi dovesse provare a tirare in ballo la segretezza delle trattative internazionali, come pure è stato fatto in passato. Finora il cane da guardia dell’opinione pubblica  si è limitato a vigilare. Da questo momento in poi sarà bene che si prepari a mordere. Anzi, ad azzannare. E tanto per cominciare è auspicabile che la società costituita per l’evento cominci a dotarsi di un portavoce ufficiale. Uno di quelli che, come gli americani insegnano, sia abilitato a rispondere sempre e comunque, a qualsiasi ora, a tutti e in breve tempo. E che, se non è in grado di rispondere, motivi immediatamente e in modo convincente il perché. In poche parole: vada per lo spettacolo. Ma basta con l’avanspettacolo da teatro amatoriale.

Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno

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