Turismo nautico e porti, le proposte dell’Ucina

Roma – In una lunga intevista su Shipping on line, il presidente dell’Ucina, Albertoni, interviene fattivamente sul turismo e sulla nautica e avverte: «Serve un cambio di passo, altrimenti l’Italia resterà ai margini del business».

Relativamente ai porti turistici, per l’Ucina sono due le cose da cambiare: «Una è una questione di mentalità: oggi la realizzazione di porti turistici dipende ancora da Regioni e Comuni. La piccola nautica quasi mai ha bisogno del porto classico per ricovero e ormeggio. Le barche fino a 12 metri, se si assumesse una cultura diversa, potrebbero essere ospitate in spazi a terra. Realizzare un porto a mare ha necessità di costi importanti.
Per poter dare, invece, uno spazio alla piccola nautica sarebbe importantissimo realizzare porti a secco.
Guardiamo il caso Liguria: abbiamo campi da calcio e da bocce “vista mare” e non abbiamo porticcioli. Con una scaffalatura a zero impatto ambientale si potrebbero recuperare centinaia di posti barca liberando spazi in acqua».

Quanto alla portualità mercantile, secondo l’Ucina «in Italia abbiamo 240 porti sottoutilizzati, nei quali basterebbe allestire pontili galleggianti per recuperare 39.000 posti barca con investimenti bassissimi».

A proposito di finanziamenti, secondo Albertoni «dal 2003, dall’entrata in vigore della circolare del leasing nautico, il sistema del credito al consumo ha aiutato molto il settore. A causa di interpretazioni diverse fra Guardia di finanza e Agenzia delle entrate della circolare, il sistema stesso del leasing è stato messo in discussione. Stiamo dialogando col ministero e l’Agenzia per risolvere il problema.
Eppure questo sistema, copiato dai francesi, aveva portato più di 800 milioni di gettito all’erario.

Oggi il leasing nautico è poco utilizzato, tant’è vero che i nostri cantieri sono tornati a sottoscrivere contratti di leasing con le finanziarie francesi. Nei primi 3 mesi c’è un mancato gettito di 70 milioni di euro. Il ministero ha capito, e vuole discutere con noi. Ci stiamo avvicinando, spero, a una definizione».

Per quanto concerne il rapporto con le banche, Albertoni ritiene che «per quanto riguarda le aziende, prima hanno subìto tutti una forte restrizione del credito, oggi stanno subendo il caro denaro.
Nonostante l’euribor sia sceso ai minimi, gli spread che le banche applicano sono molto elevati.

Oltretutto la fiscalità italiana non è competitiva: questo è il vero dramma. I nostri competitor, come Francia e Inghilterra, sono paesi nei quali il denaro costa meno. E non è tutto. Da noi i servizi portuali sono gravati dell’Iva al 20% perché non sono equiparati ad alberghi o campeggi. In Francia il 6% in Spagna il 7%: il differenziale è vicino al 15%. Un’enormità».

Share