La lettera di addio al proprio amato sport, un inno alla vita

 

Ciao Kobe RIP #KobeBryant

“Cara pallacanestro,
sin dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzettoni di mio papà e a immaginare tiri decisivi per la vittoria al Great Western Forum, mi è subito stata chiara una cosa: mi ero innamorato di te. Un amore così grande che ti ho dato tutto me stesso, dalla mia mente, al mio corpo, al mio spirito e alla mia anima.
Nelle vesti di un bambino di 6 anni innamorato non ho mai visto la luce in fondo al tunnel. Mi vedevo soltanto correre al di fuori. E così ho corso. Ho corso su e giù per ogni campo, rincorrendo ogni pallone per te. Mi hai chiesto il massimo sforzo, io ti ho dato il mio cuore.
Ho giocato quando ero stanco e dolorante, non perché fossero state le sfide a chiamarmi, ma perché TU mi hai chiamato. Ho fatto qualsiasi cosa per TE, perché questo è ciò che fanno le persone quando qualcuno le fa sentire vive come hai fatto tu con me.
Hai dato a un bimbo di 6 anni il sogno di essere un giocatore dei Lakers e ti amerò sempre per questo. Ma non posso amarti in maniera ossessiva per molto tempo ancora. Questa stagione è tutto quel che mi rimane da darti. Il mio cuore può reggere il peso, la mia mente pure, ma il mio corpo sa che è giunto il momento di salutarci.
Ma va bene così. Sono pronto a lasciarti andare.
Volevo che tu lo sapessi, cosicché potremo assaporare meglio ogni momento che ci rimarrà da gustare assieme. Le cose belle e quelle meno belle. Ci siamo dati l’un l’altra tutto quello che avevamo.
Ed entrambi sappiamo che, qualsiasi cosa io farò, sarà sempre quel bambino con i calzettoni, il cestino della spazzatura nell’angolo e 5 secondi ancora sul cronometro, palla in mano. 5… 4… 3… 2… 1.
Ti amerò sempre.
Kobe”.

 

Quale è il nesso tra il basket e il mare? Nessuno. E tra l’economia della nautica e il campionato NBA? Nessuna anche in questo caso. Però chi ama lo sport non può essere rimasto indifferente a quanto accaduto ad un atleta fenomenale ma gentile, educato ma fuoriclasse e in fondo anche “italiano”. Kobe Bryant oltre ad essere stato una stella del basket mondiale, ha calcato i campetti di mini basket italiani, quando viveva in Italia con suo padre che giocava in Lega Serie A. Da giovanissimo ha giocato a Rieti, Reggio Calabria e Reggio Emilia, prima di volare a Los Angeles per diventare icona dei Los Angeles Lakers. Ma il suo cuore è rimasto sempre legato all’Italia. Quando si infortunò venne in Italia per farsi curare al Milan Lab, poco dopo si ipotizzò un rientro nel basket nostrano con la Virtus Bologna.

Ma l’Oltreoceano non lo ha mollato trasformandolo in un’icona incredibile: “Black Mamba“. Aveva smesso per dedicarsi allo storytelling con la sua azienda di produzione di contenuti e soprattutto a sua figlia, vera promessa anche lei del basket. La allenava e la seguiva ovunque. Ora anche in Cielo! Era un papà e questo lo rendeva umano, nonostante il business da lui generato anche solo con il nome #KobeBryant.

Oggi lo sport è in lutto, come lo fu alla morte di Agostino Straulino. Gli uomini straordinari di sport non conoscono fazioni, si amano e basta. Per questo si piange e basta. Noi, piccola testata, appassionata di sport lo vogliamo celebrare con il video cartone animato con cui ha vinto un Oscar del suo addio al basket.
Ciao #Kobe #RIP insieme alla tua dolcissima #GiGi, padre e figlia per sempre insieme. 

Grazie #Kobe Bryant.