Mursia abbandona il Salone Nautico

"Per la prima volta, dopo decenni di presenza ininterrotta, i visitatori del Salone Nautico Internazionale di Genova non troveranno tra gli espositori lo stand della casa editrice Mursia con gli oltre 400 titoli di mare che compongono il più completo e prestigioso catalogo di editoria marinaresca d’Italia e d’Europa… Ci scusiamo con chi ci cercherà, e non ci troverà al nostro posto, ma la nostra decisione è stata conseguenza di un comportamento sconcertante dell’Organizzazione che, evidentemente, ha deciso che per la cultura del mare e per i libri di mare non c’è posto nel nuovo grande spazio espositivo.
Non ci spieghiamo altrimenti la decisione di dimezzare lo spazio da noi richiesto e di non confermare il luogo che da decenni è una tappa obbligata per chi cerca le pagine di mare.
Mentre si allargano a dismisura gli spazi per quella che il gergo degli addetti ai lavori definisce  "la nautica per i magnati russi", si restringono gli spazi per tutto quello che non si piega al gigantismo finanziario, che sembra essere diventato il pensiero unico della nautica italiana.
Una scelta miope che finirà per escludere dal mare una larga fetta di diportisti, di  naviganti e semplici appassionati di barche e di mare che sono da decenni la vera forza motrice della nautica italiana.
Se la nautica italiana è cresciuta, se è diventata un patrimonio di molti e non di pochi, il merito va al circolo virtuoso che già dagli anni Settanta si è innestato tra cultura del mare e industria del mare.
Nei decenni scorsi si sono affacciati alla nautica migliaia di italiani – molti spinti proprio dai manuali, dai resoconti di grandi navigatori, dai romanzi Mursia – che anche con budget limitati hanno potuto perseguire la loro passione.
Sull’onda della loro domanda si è sviluppata l’industria nautica che però, anno dopo anno nelle sue rappresentanze ufficiali,  ha invertito la rotta per puntare decisa sulla nautica d’élite.
Tutta la filiera sta virando pericolosamente verso un’idea del mare e delle barche come privilegio di pochi:  il costo dei posti barca (sempre carenti) cresce esponenzialmente; le scuole di vela e le associazioni – a cui va molto del merito della diffusione della navigazione in Italia – vengono una dopo l’altra allontanate dai porti comunali o dai marina perché non sono in grado di sostenere incrementi dei costi anche del 100%; manca una direttiva nazionale sui maestri di vela e sulla didattica (paradossale il fatto che i più venduti manuali di vela in Italia siano pensati e redatti dalla Federazione francese); non c’è un vivaio sportivo, centri di addestramento pubblici,  dove crescere nuovi atleti e i giovani che tentano le sfide internazionali devono arrangiarsi a fare da soli. Per pochi che riescono ad avere grandi sponsor ci sono, altrettanto bravi, decine di velisti che tirano la cinghia e rinunciano a tutto per avere il privilegio di iscriversi a una regata atlantica, come i ragazzi della Classe Mini che, sostenuti solo dalla loro Classe, stanno conquistando posti di rilievo nelle classifiche internazionali.
Noi condividiamo e sosteniamo la cultura del mare che essi rappresentano: fatta di abilità, di determinazione, di fatica. Piccole barche, grandi marinai.
Il Salone Nautico di Genova con la sua politica espositiva che privilegia solo i grandi cantieri e mette ai margini tutto il resto va nella direzione opposta.  
Non saremo al Salone Nautico di Genova perché questa idea del mare e della marineria non ci appartiene e non la condividiamo".

COMMENTO DI SAILBIZ: desideriamo complimentarci con la storica casa editrice per la decisione forte ma condivisibile. Da visitatori del Salone abbiamo notato che la nautica dei ricchi diventa sempre più ricca, ma la nautica della classe media sta sparendo. Abbiamo notato dei listini prezzi che sono fuori da ogni contesto di valutazione della situazione economica circostante. Il biglietto di ingresso 14euro e la consumazione al bar da 5€ sono le dirette conseguenze di chi programma il Salone senza pensare alla reale diffusione di questo settore da sempre fiore all’occhiello per l’Italia.

Share