Economia ISAF/FIV

2027, l’anno in cui la vela italiana può cambiare passo

America’s Cup, Centenario FIV e Los Angeles 2028: la visione di Francesco Ettorre va oltre lo sport e punta a costruire un nuovo modello di sviluppo per l’intero sistema della vela italiana.

L’incontro informale tra il presidente della Federazione Italiana Vela Francesco Ettorre e un gruppo di giornalisti al Reale Circolo Canottieri Tevere Remo restituisce l’immagine di una federazione che guarda oltre il risultato sportivo. Sul tavolo ci sono America’s Cup, turismo, sostenibilità economica, comunicazione e la costruzione di un sistema capace di generare valore per tutto il comparto.

Ci sono incontri che nascono senza l’ambizione di produrre una notizia e finiscono invece per raccontare molto più di quanto possa fare una conferenza stampa. È stata questa la sensazione al termine del confronto che il presidente della Federazione Italiana Vela, Francesco Ettorre, ha voluto dedicare a un ristretto gruppo di giornalisti presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo. Nessun annuncio eclatante, nessuna presentazione ufficiale, ma quasi due ore di dialogo aperto sulle prospettive della vela italiana.

Francesco Ettorre

Francesco Ettorre, presidente della Federazione italiana vela (Fiv)

La parola che più di ogni altra ha accompagnato la conversazione è stata 2027.

Non semplicemente una data sul calendario, ma il punto di convergenza di una serie di eventi che potrebbero ridisegnare il ruolo della vela nel nostro Paese. Da una parte il centenario della Federazione Italiana Vela, dall’altra l’America’s Cup che porterà l’attenzione mondiale sulle coste italiane e, immediatamente dopo, il percorso verso i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Tre appuntamenti che, letti singolarmente, rappresentano grandi eventi sportivi. Considerati insieme, diventano invece gli elementi di una strategia più ampia.

Ascoltando Ettorre emerge infatti una convinzione precisa: il successo della Federazione nei prossimi anni non potrà essere misurato soltanto attraverso il numero di medaglie vinte o di regate organizzate. La vera sfida sarà riuscire a trasformare la crescita sportiva in crescita economica, culturale e territoriale. È un cambio di prospettiva non banale, perché sposta il baricentro della discussione dalla performance agonistica alla capacità della vela di produrre valore per il Paese.

La vela, in questa visione, non è più soltanto uno sport. Diventa un’infrastruttura economica fatta di circoli, scuole vela, porti turistici, imprese della nautica, cantieri, operatori turistici, amministrazioni locali, sponsor e media. Un sistema complesso nel quale ogni elemento contribuisce alla crescita dell’altro. Ed è probabilmente questa la riflessione più interessante emersa durante il confronto: la Federazione sembra voler assumere il ruolo di regista di un ecosistema, più che quello di semplice organizzatore dell’attività sportiva.

Tokyo 2020 Olympic Sailing Competition

The Tokyo 2020 Olympic Sailing Competition will see 350 athletes from 65 nations race across the ten Olympic disciplines. Enoshima Yacht Harbour, the host venue of the Tokyo 1964 Olympic Sailing Competition, will once again welcome sailors from 25 July to 4 August 2021. © Sailing Energy / World Sailing

Una federazione che guarda oltre le regate

La sensazione è che Ettorre abbia ormai pienamente compreso come il valore della vela non possa più essere raccontato esclusivamente attraverso i risultati agonistici. Le medaglie olimpiche rimangono fondamentali. Le vittorie internazionali continuano a rappresentare il motore dell’immagine federale. Ma oggi la sfida è un’altra. La vera partita consiste nel dimostrare che la vela produce valore anche quando il vento non c’è.

Lo produce nei territori che ospitano gli eventi. Lo produce nelle scuole vela che formano migliaia di giovani ogni anno.

Lo produce nei porti turistici, nei marina, nelle aziende della nautica, nelle strutture ricettive e nei servizi collegati. È un ragionamento che appartiene più all’economia che allo sport. Ed è probabilmente questa la novità più interessante emersa durante il confronto romano.

Negli ultimi anni il concetto di sport economy è entrato stabilmente nel linguaggio delle grandi federazioni internazionali. Lo sport non viene più considerato soltanto una disciplina agonistica, ma una leva di sviluppo capace di generare occupazione, attrarre investimenti, valorizzare territori e costruire reputazione internazionale.

La vela possiede tutte queste caratteristiche. Anzi, forse più di molti altri sport. Perché la sua pratica è strettamente connessa al mare, alle coste, alla portualità turistica, all’industria nautica, alla formazione professionale e a un patrimonio ambientale che costituisce uno dei principali asset competitivi dell’Italia.

È proprio questa ricchezza che la Federazione sembra voler mettere al centro della propria strategia.

Francesco Ettorre – presidente FIV & Andrea Leonardi – consigliere alla comunicazione FIV

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