Il CEO dell’azienda bergamasca racconta perché il Monaco Yacht Show resta l’unica fiera nautica in calendario, quanto pesa il settore sul fatturato e come sta cambiando il business tra novità di prodotto, servizio di concierge e nuovi investimenti produttivi.
Dal 1983 Pinetti realizza a Bagnatica, in provincia di Bergamo, creazioni artigianali in pelle destinate a superyacht, hotel e residenze private in tutto il mondo. Al Monaco Yacht Show 2026, che si è tenuto dal 23 al 26 settembre, l’azienda ha presentato due nuove collezioni: Kumo, la linea pet pensata per il comfort degli animali domestici a bordo, e Aria, una collezione fitness in noce, alluminio e pelle di vitello. A queste si aggiunge un servizio concierge dedicato al mondo nautico, che rende disponibili in pronta consegna oltre 1.000 prodotti.
Abbiamo parlato con Lorenzo Pinetti, CEO dell’azienda, per capire come queste scelte si traducano in business: quanto vale la nautica per l’azienda, quanto costa e cosa restituisce una fiera come Monaco, dove sta andando il mercato e quali investimenti sostengono la crescita.

Quanto pesa la nautica per Pinetti?
“Nel 2025 la nautica ha generato circa 2 milioni di euro di fatturato, il 25% di un fatturato annuo superiore agli 8 milioni. È una quota rilevante e radicata, costruita in oltre vent’anni di lavoro al fianco dei maggiori cantieri, tra cui Riva, Azimut, Benetti, Ferretti e Sanlorenzo, oltre che con armatori, architetti e interior designer. Molti dei nostri clienti arredano prima la casa e poi il superyacht, o viceversa, e vogliono ritrovare a bordo la stessa qualità e lo stesso stile.”

Lorenzo Pinetti
Come sta andando l’azienda?
“Dal post-Covid siamo cresciuti ogni anno a doppia cifra, con un CAGR di circa il 15% negli ultimi cinque anni, e abbiamo di fatto raddoppiato il valore della produzione rispetto al 2020.
I dati parziali di quest’anno indicano una conferma degli ottimi risultati del 2025.”
Quali sono i vostri mercati?
“Pinetti, come molte aziende del Made in Italy, è una realtà marcatamente orientata all’export: circa l’80% della nostra produzione è destinato all’estero.
I mercati che trainano la nostra crescita sono l’Europa, il Nord e il Centro America, la Russia e l’area del Golfo, dove storicamente abbiamo numerosi clienti, anche se quest’anno, dobbiamo dirlo, c’è stato un rallentamento in quest’area, dovuto ai conflitti in corso.
Servire questi mercati con continuità e con la massima dedizione è la nostra priorità, e al momento non abbiamo in programma un’espansione verso nuovi mercati.”
I dati aziendali confermano la vocazione internazionale: Pinetti serve 84 paesi nel mondo. L’Europa pesa per il 48%, il Medio Oriente per il 21%, il Nord America per il 15% e l’Oriente per il 12%, mentre il restante 4% arriva da altre aree. Un’internazionalità che affonda nella storia dell’azienda: già dagli anni Ottanta i prodotti Pinetti erano presenti da Harrods e Liberty a Londra, da Lane Crawford a Hong Kong e al MoMA Store di New York.

Quanto investite per partecipare al Monaco Yacht Show e che ritorno genera?
“La partecipazione comporta per noi un investimento cospicuo. È l’unica fiera del settore nautico in cui siamo presenti come espositori ed è quella più in linea con il nostro target: i designer e i proprietari di superyacht.
Misurare il ritorno diretto di una fiera è ovviamente molto complesso, ma oltre ai benefici di primo ordine (vendite) ve ne sono altri di secondo ordine non trascurabili, soprattutto in un settore fatto di relazioni che si costruiscono con il passare del tempo. Partecipiamo al MYS da otto edizioni e ormai non ci andiamo per cercare nuovi clienti, vista la nostra radicata presenza nel settore. Per noi è un modo per confermare la nostra posizione, incontrare di persona partner, distributori e clienti e restare aggiornati sulle novità e sui trend del settore.
Parlare direttamente con gli armatori è inoltre un modo prezioso per testare il mercato e capire quali nuovi prodotti, o anche servizi, possiamo proporre loro, come è successo quest’anno con il servizio concierge.”
Perché lanciare le linee Kumo e Aria proprio a Monaco?
“La nostra è una clientela molto fidelizzata, che ogni anno si aspetta di scoprire qualcosa di nuovo da noi. Monaco è il contesto in cui presentare le novità, e i clienti le hanno accolte con interesse, anche perché mantengono lo stesso stile e dialogano con il resto della nostra offerta. Con Kumo e Aria portiamo a bordo lo stesso linguaggio di design che i nostri clienti già vivono nelle loro case.
Per la linea fitness Aria il punto di partenza, e trait d’union con gli altri prodotti dell’ecosistema Pinetti, è la forma. I manubri nascono da un elemento caratteristico dell’azienda: la maniglia di un vassoio, opportunamente scalata e adattata. Da quella stessa forma deriva tutta la metalleria della linea. Legno di noce, alluminio e pelle di vitello si intrecciano in una collezione che, oltre ai manubri e al relativo stand, comprende un tappetino da yoga, una corda per saltare e una fitball.
I nostri designer hanno dialogato a lungo con insegnanti e praticanti di yoga per comprenderne le esigenze, non solo funzionali ma anche in termini di materiali. Nasce così il tappetino, il primo prodotto Pinetti a impiegare il sughero, termoadesivato a un materiale tecnico antiscivolo. La fitball, invece, è un elemento nuovo e trasversale, che trova applicazione sia in palestra sia in ufficio.
Kumo è la trasposizione nel mondo del pet luxury di un linguaggio già consolidato: la stessa combinazione di materiali e forme che dà vita alle collezioni home decor. Il cuore della linea sono le cucce, dalla struttura in legno rivestita in pelle, base in noce canaletto e cuscino in memory foam, affiancate dal cuscino da viaggio e dalle ciotole con vaschette estraibili in acciaio inox. Da qui la collezione si estende al collare in pelle, al guinzaglio, al portasacchetti e al portacrocchette.”
Che novità avete portato oltre alle nuove collezioni?
“Quest’anno abbiamo investito molto nel servizio concierge. Riceviamo spesso richieste dell’ultimo minuto per superyacht importanti, e i tempi di produzione standard, circa otto settimane, non sempre si conciliano con le esigenze degli armatori. Per questo oggi teniamo a stock oltre 1.000 prodotti, tra cui gran parte dei nostri best seller. Un concierge dedicato assiste il cliente nella scelta, lo consiglia su dove collocare i pezzi a bordo e garantisce la spedizione entro 48 ore, spesso con consegna direttamente in banchina. Immobilizzare materiale a magazzino ha indubbiamente un costo, ma è un investimento giustificato dalla possibilità di offrire un servizio migliore.”
Quali sono gli altri investimenti degli ultimi anni?
“Stiamo portando avanti da anni un percorso di investimenti sia in macchinari, per portare in azienda le tecnologie più avanzate, che in persone, con un numero sempre crescente di collaboratori. Un passaggio chiave quest’anno è stato l’acquisizione di una falegnameria. Internalizzare questo processo ci permette controlli di qualità più frequenti e, soprattutto, un maggiore controllo sui tempi di produzione.
Sul fronte produttivo conduciamo una ricerca continua sulle migliori tecnologie del settore della pelletteria, senza mai dimenticare che gli oggetti che realizziamo richiedono una percentuale molto alta di lavorazioni eseguite a mano, da artigiani capaci e formati, con una manualità spiccata e un’innata cura del dettaglio. È un equilibrio che non riguarda soltanto il reparto produttivo: conoscenza e savoir-faire devono coesistere in tutte le fasi del lavoro. Ogni prodotto è l’unione fra un saper fare pratico e anni di studio, esperienza, innovazione, rapporti con designer e fornitori. Sono valori che stanno alla base dell’identità Pinetti e della nostra cultura aziendale. È essenziale che tutta l’azienda sia consapevole di ciò che stiamo facendo, con chi e per chi.”