A Bagnoli prende forma il cuore operativo della Louis Vuitton 38ª America’s Cup. Siamo entrati via mare nel grande cantiere insieme all’ingegner Giacomo Vinci: dragaggi, nuovi pontili, hangar, gru da 40 metri e centinaia di uomini al lavoro stanno trasformando l’ex area industriale nel quartier generale dei team.

Ing.Giacomo Vinci – visita Bagnoli
Arrivando dal mare si comprende immediatamente la scala dell’intervento.
Bagnoli non sta semplicemente preparando alcune strutture temporanee per ospitare l’America’s Cup. Davanti alla costa occidentale di Napoli è in corso un intervento infrastrutturale nel quale opere marittime, dragaggi, consolidamenti, nuove banchine, pontili e strutture a terra devono incastrarsi seguendo una sequenza estremamente precisa.
A guidarci nella visita via mare è l’ingegner Giacomo Vinci, che ci permette di osservare il cantiere da una prospettiva privilegiata: quella stessa superficie d’acqua sulla quale, nel 2027, si muoveranno gli AC75 e le imbarcazioni di supporto dei team.
La destinazione di Bagnoli è ormai definita: qui saranno concentrate le basi logistiche e operative delle squadre, mentre il campo di regata sarà davanti al waterfront napoletano. È una configurazione confermata dalla documentazione ufficiale relativa alla 38ª America’s Cup.

Ingresso a Bagnoli
Un enorme cantiere diviso tra mare e terra
La chiave per comprendere il progetto è la sua suddivisione in due grandi blocchi: opere a mare e opere a terra.
La distinzione non è soltanto amministrativa o progettuale. Ha determinato materialmente il modo nel quale il cantiere è avanzato.
Le lavorazioni marittime hanno dovuto liberare progressivamente le aree necessarie agli interventi terrestri. Man mano che il fronte delle opere a mare avanzava, diventava possibile intervenire sulle superfici retrostanti e realizzare le fondazioni destinate agli hangar e alle infrastrutture dell’evento.
«È stato un grandissimo puzzle», sintetizza Vinci. Ed è probabilmente l’immagine più efficace.
Perché su un’area di queste dimensioni ogni lavorazione condiziona quella successiva: dragare significa rendere navigabile lo specchio acqueo; completare le protezioni significa consentire le successive lavorazioni; consolidare i piazzali significa permettere la costruzione delle basi.
Fino a cinque draghe contemporaneamente
Una delle operazioni più imponenti è stata quella sul fondale. La profondità originaria non era uniforme e diminuiva procedendo da sud verso nord. Di conseguenza anche il volume dei materiali da rimuovere è variato sensibilmente lungo il fronte del cantiere.
Secondo quanto racconta Vinci, nei momenti di massima attività si è arrivati ad avere cinque draghe contemporaneamente al lavoro.
L’obiettivo è garantire gli spazi e soprattutto i pescaggi necessari alle operazioni degli AC75 e dei mezzi di servizio.
Nell’area operativa delle basi la profondità minima prevista è nell’ordine dei 6,5 metri, mentre in alcuni punti il fondale raggiunge profondità decisamente superiori.
È un dettaglio fondamentale. Gli AC75 sono barche straordinarie quando volano sui foil, ma la gestione all’interno delle basi richiede spazi, profondità e procedure completamente differenti da quelle di un normale marina.

Una delle draghe all’opera a Bagnoli
La parte invisibile del cantiere
Dal mare emergono le nuove strutture di protezione e le massicciate, ma quello che si vede rappresenta soltanto una parte dell’intervento.
Vinci indica uno dei punti più impressionanti dell’area.
La struttura emerge per pochi metri dalla superficie. Sotto, però, il fondale arriva a profondità nell’ordine dei 18 metri.
Quella visibile è quindi, quasi letteralmente, soltanto la punta dell’iceberg.
Per costruire le nuove protezioni sono stati utilizzati migliaia di elementi e blocchi di grandi dimensioni. Secondo i numeri illustrati durante la visita, sono stati prodotti nell’ordine dei 10.000 blocchi, alcuni del peso di diverse tonnellate, arrivando nei momenti di maggiore produzione a decine di elementi realizzati ogni giorno.
Numeri che permettono di capire perché Vinci descriva quello di Bagnoli come un intervento eccezionale soprattutto per la sua scala.
Gli hangar dell’America’s Cup prendono forma
Alle spalle della linea d’acqua si distingue ormai chiaramente la sequenza delle basi.
Il progetto prevede un’area tecnica dedicata agli AC75 e una struttura specifica per gli AC40 utilizzati nelle competizioni Women e Youth, oltre alle strutture per organizzazione, media, broadcasting e volontari. La configurazione generale è coerente con quella presentata ufficialmente per Bagnoli, che comprenderà anche l’AC Tech Fan Village e le aree destinate al pubblico.
Alcuni hangar sono già molto avanzati, altri stanno sorgendo sui piazzali appena completati.
Una parte delle strutture utilizzate dai team non nasce inoltre completamente da zero: diversi hangar sono stati progettati per essere smontati e trasferiti dalle precedenti campagne, per poi essere adattati e rimontati a Napoli.
Ogni squadra conserva però la propria identità e le proprie esigenze tecniche. Non esiste quindi una base perfettamente uguale all’altra.

Opere a mare a Bagnoli
Gru da 40 metri per mettere in acqua gli AC75
Uno degli elementi che restituiscono meglio le dimensioni dell’operazione sono le gru.
Ogni base avrà una propria gru dedicata, con dimensioni nell’ordine dei 40 metri di altezza e circa 40 metri di sbraccio, secondo quanto illustrato da Vinci.
La procedura sarà quella tipica dell’America’s Cup contemporanea.
L’AC75 verrà portato fuori dall’hangar, trasferito sul piazzale operativo, agganciato alla gru e quindi sollevato per essere depositato direttamente nello specchio acqueo davanti alla base.
Un’operazione apparentemente semplice che, con barche di queste dimensioni, valore e complessità, richiede invece una progettazione millimetrica degli spazi.
Pontili, corpi morti, sistemi di ancoraggio e catene sono stati studiati proprio per consentire alle imbarcazioni di muoversi in sicurezza all’interno della nuova area portuale.

Hangar del Defender Emirates Team New Zealand
Il collegamento via mare diventa strategico
C’è poi una questione che va oltre la costruzione delle basi: come muovere centinaia di migliaia di persone dentro una città complessa come Napoli?
Bagnoli ospiterà le basi e una parte importante dell’esperienza del pubblico, mentre le regate si svolgeranno davanti al waterfront cittadino.
Sono due esperienze differenti.
Sul lungomare lo spettatore avrà il rapporto diretto con la regata. A Bagnoli entrerà invece nel backstage tecnologico dell’America’s Cup: potrà vedere le basi, avvicinarsi all’attività delle squadre e immergersi nel mondo degli AC75.
Per questo il collegamento marittimo assume un’importanza particolare.
La possibilità di spostarsi via mare tra le diverse aree dell’evento consentirebbe non soltanto di alleggerire la pressione sulla viabilità cittadina, ma anche di trasformare il trasferimento stesso in parte dell’esperienza.
Napoli vista dal mare diventa così uno degli elementi dello spettacolo.

Hangar del Challenger of Record GB1
Fino a 200-300 persone contemporaneamente nel cantiere
Anche la dimensione occupazionale dell’intervento racconta la velocità con cui Bagnoli sta cambiando.
Durante alcune fasi del cantiere, racconta Vinci, si è arrivati ad avere tra 200 e 300 persone contemporaneamente al lavoro, distribuite tra le diverse specializzazioni.
E la composizione delle maestranze cambia con l’avanzamento dell’opera.
All’inizio erano predominanti movimentazione dei materiali, mezzi pesanti e lavorazioni marittime. Oggi aumenta invece il peso di carpentieri, operai edili, tecnici e specialisti impegnati nelle armature, nelle solette, negli hangar e nei sottoservizi.
A questi numeri si aggiungeranno poi quelli dei team.
Le stime indicate durante la visita parlano di circa 120-150 persone per ciascuna squadra, considerando personale tecnico, progettisti, velisti, shore team e organizzazione.
Bagnoli diventerà quindi per mesi una piccola città internazionale della vela.

Hangar in costruzione di Luma Rossa
Ambiente: dragaggi sotto monitoraggio
L’intervento si svolge in un’area dalla storia industriale complessa e il tema ambientale è inevitabilmente centrale.
Vinci spiega che durante i dragaggi sono state predisposte barriere temporanee per limitare la dispersione dei materiali e una rete di centraline effettua controlli.
In caso di superamento dei parametri previsti, le lavorazioni devono essere sospese e vengono attivate le procedure di mitigazione.
Il materiale dragato viene quindi movimentato e caratterizzato, per determinarne la destinazione e il trattamento appropriato in funzione della sua classificazione.
È uno degli aspetti meno spettacolari dell’America’s Cup, ma probabilmente uno dei più importanti per comprendere la complessità dell’intervento.

Hangar dei francesi di LaRoche-Posay
La corsa verso il 2027
Il calendario lascia poco spazio agli errori.
L’organizzazione della Louis Vuitton 38ª America’s Cup indica la primavera e l’estate del 2027 come periodo dell’evento, con l’America’s Cup Match che inizierà il 10 luglio 2027.
Ma Bagnoli dovrà essere operativa molto prima.
Già oggi il cambiamento è evidente. Le strutture emergono, gli hangar prendono forma e il profilo della costa che per decenni è stato associato all’industria pesante sta assumendo un’identità completamente diversa.
L’America’s Cup ha imposto una scadenza difficilmente rinviabile.
Ed è forse proprio questo uno degli elementi più significativi di ciò che sta accadendo.
Per decenni Bagnoli è stata raccontata attraverso quello che non c’era più: la fabbrica chiusa, le aree inutilizzate, il mare difficilmente accessibile.
Oggi, arrivando dal Golfo, la prospettiva si è ribaltata.
Non si guarda più soltanto a ciò che Bagnoli è stata.
Si comincia finalmente a vedere ciò che sta diventando.