Sardegna isola preferita dai mega yachts

Unioncamere sarda presenta la fotografia della nautica e del turismo nautico nell’isola e sottolinea come il settore può ancora crescere. Secondo Unioncamere il turismo nautico è ancora poco implementato, al di la di alcune aree, fa parte di tutti i programmi ma, a conti fatti, si investe poco. La Liguria è la regione con il maggior numero di posti barca (20.923), seguita dalla Sardegna (18.843), dalla Toscana (17.167) e dal Friuli (15.359). Ma dopo aver analizzato i numeri dei posti barca e passando a considerare la qualità dei servizi emergono grandi differenze.

Il Rapporto di Unioncamere sulla «portualità turistica e commerciale» focalizza l’attenzione sulle occasioni perse perché ogni anno – si legge nel Rapporto – migliaia d’imbarcazioni lambiscono le nostre coste per approdare in Grecia, Spagna, Croazia, Turchia, Tunisia, in porti che spesso hanno un maggior numero di strutture per la nautica, più accessibili e meno costose.

Nel Rapporto si legge che «in Italia il prezzo di un posto barca è più elevato che negli altri Paesi europei con una maggiorazione che oscilla tra il 30 e il 150 per cento». Stranezze in un Paese come l’Italia che ha 7.500 chilometri di coste, secondo solo alla Grecia; il comparto ha un fatturato di 6,18 miliardi di euro ma il 61,5% del risultato è realizzato dalla cantieristica.

In un anno un diportista spende di media 30.499 euro (in base al Rapporto sul turismo nautico); nei principali porti della Sardegna la spesa media giornaliera per ogni passeggero imbarcato su un mega yacht è di 1.850 euro. Nel computo sono compresi i costi di ormeggio, il carburante, i costi di agenzia marittima e dei servizi portuali ma anche la ristorazione, lo shopping, l’intrattenimento.

In Consiglio regionale è stata presentata da tempo, (e ora è all’esame della commissione Industria), una proposta di legge presentata da Franco Cuccureddu, con cui verrà disciplinata la nautica e la portualità turistica. Lo scopo? «È evidente», spiega Cuccureddu, «saremo i primi a creare il turismo nautico perché, nonostante tutte le contrarietà, la Sardegna resta la prima destinazione mondiale dei maxy yacht». Un primato su cui è bene non cullarsi: Dubai ha pianificato una serie di azioni per sottrarre alla Sardegna nell’arco di dieci anni il quaranta per cento di quei traffici. E altre nazioni, ad esempio la Francia, hanno esteso una serie di benefici fiscali sempre a favore della nautica «per ricchi», quella dei mega yacht. Nella proposta di legge di Franco Cuccureddu vengono immaginati porti come alberghi di lusso, classificati con le àncore al posto delle stelle. 

La Sardegna dispone di 16.848 posti barca «netti» cui se ne devono aggiungere altri duemila disponibili nei campi boe e nei punti di ormeggio; così si arriva ai 18.843 posti censiti da Unioncamere. I porti e gli approdi sardi sono in tutto 48: «Le strutture portuali della Sardegna», spiega Cuccureddu, «manifestano un’assoluta disomogeneità sia riguardo alla quantità e qualità dei servizi offerti, sia riguardo alla titolarità delle gestioni o alla natura giuridica dei concessionari.

Così insistono sul territorio della nostra regione strutture turistiche ubicate all’interno della città, spesso vicine ai centri storici, e altre collocate alla periferia dei centri abitati. Alcune, infine, sono state realizzate nell’ambito di investimenti immobiiare residenziali ed alberghieri».

Ma non mancano i porti distanti, scollegati. Disomogeneità – è la premessa della proposta di legge all’attenzione del Consiglio regionale – anche nelle gestioni: «Vi sono porti realizzati e gestiti da soggetti privati, altri gestiti da soggetti pubblici, di solito Comuni o società municipalizzate. Emblematico il caso di Alghero: all’interno del porto è presente una molteplicità di concessionari, titolari di uno o più pontili. La Sardegna non ha mai avuto una legge su questa materia.

La proposta presentata al Consiglio si basa su 26 articoli per disciplinare tutte le tipologie di ormeggio, le competenze, la pianificazione della portualità turistica, le competenze dei comuni sulle opere portuali. Ma anche la direzione tecnica delle strutture portuali, il piano degli ormeggi, il ruolo del direttore del porto che regola gli accosti e fa rispettare l’ordine di arrivo.

 

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