Un presidente atleta, un presidente manager, chi è Ettore Thermes

Ma guardi signor Rovazzi ho in mano qua la sua cartella e devo dirle che tra tutti i valori le è salito l’andare a comandare…” E’ il tormentone dell’estate quello di Fabio Rovazzi ma che perfettamente riassume lo spirito condiviso degli amanti della vela post Olimpiadi di Rio. La tanta delusione ha generato molte reazioni, di cui sicuramente quella più emblematica è di Ettore Thermes, imprenditore romano con esperienza all’estero, surfista, velista ma soprattutto amante del windsurf ed ex aviere del Gruppo Sportivo dell’Aeronautica Militare, che ha dichiarato apertamente guerra al sistema Federale candidandosi alla presidenza. Ma chi Ettore Thermes? Chi è l’uomo che sfiderà Francesco Ettorre? SailBiz gli ha rivolto qualche domanda per capire questa candidatura fuori dal coro.

Classe 1966 Ettore sembra avere le idee molto chiare di ciò che non funziona e delle cause che hanno portato per la seconda edizione di seguito delle Olimpiadi a fallire l’appuntamento con una medaglia. Palmares di sicuro interesse ma anche profondo conoscitore dei circoli velici e dei meccanismi che portano alle elezioni in FIV, ama correre sull’acqua spinti dal vento e vuole condividere questa esperienza con tante nuove leve per alimentare la FIV del futuro. “Avendo girato molte città per il lavoro ho cambiato diversi circoli velici – dichiara Ettore Thermes in un’intervista rilasciata a SailBiz –  Da ragazzo ero con il Circolo Velico Palinuro, poi socio atleta del Tevere Remo e poi con l’Aeronautica Militare a Vigna di Valle che mi medagliò al valore sportivo militare. In UK non serviva essere socio di un circolo, tornato in Italia sono stato tesserato con Albaria a Palermo dai miei vecchi amici del windsurf Vincenzo Baglione e Vinci Pottino e poi con l’AVB a Bracciano dove sono i Finn romani. Chiedere “per quale circolo corri in Italia?” è una domanda che suona strana. Infatti io critico il fatto che non esiste alcuna attività agonistica tra i circoli velici nel nostro paese e anche da questo punto di vista vi è latenza federale. Nel mio programma di candidatura voglio implementare questo tipo di agonismo anche favorendo l’implementazione di politiche d’integrazione tra i sodalizi che devono rafforzarsi ed essere meglio organizzati. Questo è uno dei presupposti per rendere la vela più fruibile e funzionale ed in grado di attrarre risorse dal mercato degli sponsor”. 

Tra le prime novità che “l’uomo fuori dal coro”, così si potrebbe simpaticamente appellare Ettore, vuole una FIV che sia a stretto contatto con il Comitato Olimpico Nazionale, poter essere parte attiva delle decisioni, fare parte di un sistema, governando da Roma e non da Genova la vela nazionale. “Il mio tweet al Presidente Malagò post Rio è stato “la FIV va smontata e ricostruita a Roma”. Sono certo parole pesanti ma la realtà è che negli ultimi 10 anni abbiamo registrato i maggiori tassi di crescita dei tesserati FIV in Sicilia, Calabria, Marche e Lazio. A mio avviso Genova ha fatto il suo tempo e riposizionando la Federazione a Roma sarebbe il modo migliore per riuscire a negoziare con le forze politiche quanto necessario per lo sviluppo. Questa è la teoria, non voglio terrorizzare i dipendenti della FIV o fare allarmismi. Di sicuro dobbiamo concentrarci nel centro sud anche perché il nord, ad esempio il lago di Garda, è già meglio servito. Io vedo una struttura organizzativa fatta di 3, 4 persone in sede centrale e di staff  FIV dislocato nelle zone. Oggi a Genova abbiamo un organico di circa 20 dipendenti che a mio avviso è fin troppo abbondante. Ho anche annunciato la mia volontà di sostituire il consiglio centrale con un sistema gestionale leggero che utilizza il web dando titolo ai rappresentanti di zona. Oggi gli organi periferici non deliberano per il paese, possono indicare e non esiste alcun dibattito aperto e trasparente tra FIV e tesserati. Cosa è stato negli ultimi 40 anni e dove sono le strutture?

 

Ettore Thermes è stato anche un ottimo finnista – un finnista per presidente?

Per Ettore Thermes il rischio che il CIO tolga la vela dai giochi non ha alcun impatto sullo sport in quanto tale e sulle potenzialità di sviluppo. “Credo che il 95% dei velisti italiani non abbiano mai  riflettuto sul fatto che il golf non è mai stato olimpico prima di Rio, pur avendo sfondato la soglia dei 100 milioni di praticanti nel mondo. Voglio dire che non serve partecipare ai giochi olimpici per crescere. Piuttosto vorrei investire nei circoli, nelle infrastrutture e nello staff tecnico. A me non interessa affatto l’Olimpiade come evento, perché non garantisce ritorni sugli investimenti e se fossi amministratore delegato con pieni poteri non mi iscriverei nel 2020. L’attuale FIV non è moderna. Nel quadriennio 2013-2016 (dati consuntivi e preventivi) la Federazione ha incassato €16.7M dal CONI, €9.6M dai tesseramenti e €1.9M da altri canali. Le spesa è stata per il 40% nella preparazione olimpica (€10.9 milioni), per il 24% nell’attività sportiva centrale (€6.5 milioni), per l’8% nell’attività sportiva territoriale (€2.2 milioni) e per il 28% in costi generali e stipendi (€7.5 milioni). Ritengo sia stata totalmente sovra dimensionata la spesa per la preparazione olimpica infatti Slovenia e Croazia sono andate a medaglie spendendo 0.5 e 2 milioni per l’intero quadriennio e per tutte le classi. Il candidato dott. Francesco Ettorre ha una visione opposta alla mia da questo punto di vista e vorrebbe far crescere il team azzurro. Al momento sto cercando di ottenere dalle 17 federazioni medagliate a Rio informazioni ufficiali sui loro budget, vorrei fare delle analisi. In Canada, ad esempio, un atleta olimpico costa 75.000 dollari all’anno e solo 30.000 dollari sono coperti dalla loro federazione. Per il prossimo quadriennio vorrei tagliare decisamente questa voce di spesa, la FIV deve aumentare sensibilmente la base di praticanti e le economie che ciò si porta dietro”. 

 Quindi anche sul tema Olimpiadi il candidato presidente ha le idee chiarissime. “La classifica del medagliere nella vela è stata: Regno Unito, Olanda Australia, Nuova Zelanda Croazia, Francia, Brasile, Argentina, Cina, Irlanda, Slovenia, Danimarca, Austria, Germania, Grecia, Russia e USA. L’Italia non appare nei primi 17 paesi della vela mondiale. Ho fatto un’ulteriore indagine comparando il medagliere complessivo dei giochi con il PIL dei singoli paesi ed è incredibile quanto la classifica sia simile. L’Italia è l’8 paese al mondo per il PIL ed a Rio è stata  9 nel medagliere. Allora iniziamo a comparare il PIL di settore tra tutti questi paesi e ci accorgeremo il perché dei risultati sportivi. In UK la Royal Yacht Association è una federazione che include vela e motore con la conseguenza che l’intero comparto è super organizzato. Dobbiamo ripartire dagli investimenti giusti come ho spiegato ed anche risolvendo il problema storico che affligge il nostro sviluppo: la burocrazia. In Italia per mettere un pontile galleggiante passano anche 7 anni. Dobbiamo ottenere un quadro normativo certo e completo che permetta ai circoli di poter fare tutto il necessario senza vincoli o arresti. Sono questi gli impegni di cui la FIV dovrà farsi carico, sono quasi 40 anni che io aspetto. Dobbiamo studiare e molto, senza lo studio nessuna decisione presa è logica. Il trend al momento lo vedo in discesa con il CIO che ha appena messo la vela tra i 6 sport “under review” ovvero a rischio di perdere spazio ai giochi del 2020; stanno entrando 6 nuove discipline e non si vuole aumentare il numero totale di atleti. Vedo anche che sono troppo ad osannare la “necessaria spettacolarità” presunta della vela, come se questa dovesse diventare un fenomeno da baraccone. Abbiamo ben visto come si è evoluta la Coppa America e come un prestigio mondiale assoluto sia stato dissolto nel giro di pochi anni. C’erano tanti soldi ma sono mancate le teste, l’esperienza degli atleti coinvolti non è stata ascoltata e questo è stato l’epilogo. Quindi ok con lo sviluppo tecnologico ma sempre mantenendo la barra al centro e la giusta rotta”. 

 

Non resta che augurare in bocca al lupo ad un uomo con le idee così chiare, soprattutto con la speranza che l’attuale sistema elettivo gli garantisca di farsi conoscere o quanto meno di condividere il programma tra i circoli affiliati con diritto di voto per provare a smuovere qualcosa che allo stato attuale rischia di portare ad un’altra debacle a Tokyo e la questione non è sportiva o tecnica, ma economica, manageriale, organizzativa…parola di Rovazzi. 

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