Essere pronti non vuol dire aver già vinto: la nautica è ai nastri di partenza

Confindustria Nautica

La nautica italiana è pronta a correre la sua maratona: è in prima fila, ma questo non vuol dire che correrà i 42 km o che abbia già vinto. E’ ai nastri di partenza, preparata a correre: ha fatto il riscaldamento ed è in forma. Nel weekend il Governo sparerà il colpo di pistola per il via libera, ma non vuol dire che sia arrivata già al traguardo. Occorre tattica, strategia e pazienza, con un occhio ai concorrenti e ai trabocchetti.

LA BELLEZZA DEL MADE IN ITALY

Spesso si parla di nautica associandola al concetto di Made in Italy, di eccellenza, di lustro per il nostro Paese. Ma inevitabilmente – forse per l’ignoranza di ignorare (scusate l’allitterazione) – la si associa al concetto di lusso e quindi non è ben vista. Da chi non è ben vista? Dall’opinione pubblica, complice la politica che non ha mai osato puntare i fari su un settore che è veramente trainante per il Paese.Si legge che aziende come Ferrari, Lamborghini, Prada, Armani sono l’eccellenza di cui vantarsi nel mondo. Esiste una sorta di “orgoglio nazionale” nel dire e scrivere che rappresentano il concetto di bello italico.

GLI EFFETTI DEL GOVERNO MONTI

L’Italia è bella tutta e in tutti gli aspetti, ma la bellezza non è un concetto con cui si conquista il consenso politico. Non si conquista consenso perché i governanti, dal Governo Monti in poi, non hanno mai capito, intuito, approfondito, studiato quanto questo settore possa essere trainante per l’economia del Paese. Perché la filiera della nautica interessa grandi, piccole e medie imprese, posti di lavoro fissi e stagionali e poi alla fine, ma solo alla fine, il cliente. Un cliente finale che può essere un ricco miliardario che acquista uno yacht da 100 milioni di euro, ma anche un semplice consumatore che compra un gommone nuovo da 20 mila eurooppure un’imbarcazione usata da 1.000 euro, che genera valore per la categoria degli ormeggiatori piuttosto che per il settore dell’accessoristica.

Quindi la nautica NON VUOLE ESSERE rappresentata solo dal lusso del tycoon che gira con lo yacht da 100 milioni di euro e si fa fotografare sui rotocalchi; la nautica è tutta una filiera allargata che genera valore e posti di lavoro. Siamo un Paese con 8000 km di coste? Ma allora perché si ha timore di sostenere questo settore?

ITALIA LEADER NEL MERCATO DEI SUPERYACHT

Forse non tutti sanno che siamo leader incontrastati nella produzione di SUPER YACHT (sopra i 50 metri); una categoria che genera volume d’affari per il 50% del valore mondiale. Allora è evidente che chi rappresenta questo importante settore punti il dito contro il Governo chiedendo aiuto, chiedendo di avere un approccio preparato alla materia, perché la nautica incide pesantemente sul PIL. Del resto, incidere sul PIL vuol dire generare valore per l’Italia e quindi avere effetti sulla disponibilità di posti di lavoro e di conseguenza, indirettamente, avere un peso sul consenso popolare.

BAGLIETTO SCALPITA

La dichiarazione dell’Ing. Michele Gavino, amministratore delegato di Baglietto, rilasciata nei giorni scorsi all’ANSA ha un peso specifico notevole. Baglietto nei suoi cantieri di La Spezia ha in allestimento 2 super yacht, questo vuol dire che entro l’anno le imbarcazioni devono essere consegnate. Ciò significa che 2 ricchi clienti aspettano il loro prodotto. Quindi le maestranze che lavorano sull’allestimento di questi yacht hanno bisogno come il pane di lavorare per il bene personale, del cantiere e soprattutto del lustro italiano, perché con il loro lavoro aiutano ad alimentare il bello del Made in Italy.

I CONCORRENTI

In Germania e in Olanda (proprio le due nazioni che sui tavoli europei non amano l’Italia) di fatto il lock-down non è stato totale come nel nostro caso e la produzione non si è mai fermata. Per carità, non hanno avuto i decessi che abbiamo avuto in Italia, però hanno immediatamente intrapreso piani di sicurezza, riduzione dei ranghi, implementato normative a tutela dei lavoratori, senza mai interrompere la produzione, ma solo rallentandola. E questo è un grande pericolo perché verranno erose fette di mercato italiane dalla concorrenza straniera. Proprio quel mercato che rappresenta il Made in Italy.

La politica deve acquisire la consapevolezza di quanto sia importante questo settore, in cui sicuramente i grandi cantieri tirano la volata ai piccoli, che trainano le maestranze specializzate e quindi il diporto. Speriamo che non si distrugga altro valore e lavoro, ma che si operi in maniera sinergica per il bene del Paese e soprattutto dell’orgoglio e della fierezza “Made in Italy”.

INAIL: LA NAUTICA E’ A BASSO RISCHIO

Da alcune anticipazioni pubblicate da una testata di settore, emerge che è stato presentato un “Piano per la riapertura”. Elaborato da Confindustria Nautica, tale piano in maniera scientifica parte da una dettagliata fotografia della situazione reale e stagionale e arriva ad una proposta modulare di riapertura. Tale proposta ha permesso all’INAIL di classificare le imprese nautiche a “basso rischio” e a “bassa integrazione sociale”.
Questo garantisce un doppio semaforo verde che è la condizione necessaria, ma ancora non sufficiente, alla riapertura, che dovrà passare, come tutti, per un secondo vaglio.

CALMA, LE AZIONI SCOMPOSTE SONO CONTROPRODUCENTI

Giornata del mare

Quando si dice che “tutti” passeranno ad un secondo vaglio, si intende che tutti i settori economici del Paese saranno soggetti ad un’analisi approfondita da parte delle autorità competenti e della task force di Vittorio Colao. E’ una partita da giocare, una maratona da correre e come si vocifera nei corridoi di Confindustria, si è in prima fila pronti alla partenza, ma partire primi non vuol dire né vincere né riuscire a correre i 42 km. Quindi occorre pazienza, attesa e soprattutto fiducia nel grande lavoro svolto da Confindustria Nautica, senza azioni scomposte da parte degli operatori del settore, delle associazioni di categoria e, ovviamente, neanche da parte dei media.