AC75 Luna Rossa Foto Carlo Borlenghi

AC75 di Luna Rossa, i segreti della progettazione e costruzione

L’AC75 del team Luna Rossa, protagonista della 36esima edizione dell’America’s Cup, ha fatto emozionare. Ma come è stato progettato e qual è stato il processo di costruzione? Ecco i segreti di questa barca spettacolare.

La nuova casse di imbarcazioni AC75 che ha fatto il suo esordio nell’ultima edizione di Coppa America consiste in un monoscafo di poco più di 23 metri di lunghezza, con due foil laterali, che naviga sollevato sulla superficie dell’acqua e raggiunge velocità superiori ai 50 nodi.

Una barca rivoluzionaria, per realizzare la quale i progettisti hanno dovuto fare innanzitutto i conti con gli equilibri e le forze che permettono di volare sull’acqua. Ma grande attenzione si è dovuta prestare anche alla manovrabilità. Capire come effettuare le virate e le strambate volando in equilibrio sui foil è stato di fondamentale importanza.

Approfondite ricerche sono state poi effettuate per dimensionare la superficie delle vele e l’albero. La scelta finale è ricaduta sula doppia randa, che garantisce una maggiore efficienza e consente un’altezza dell’albero più contenuta. E non è mancato un accurato studio sulla grandezza e sulla forma dei foil arm. Successivamente, per l’AC75 di Luna Rossa, i progettisti hanno lavorato sull’ottimizzazione della forma dello scafo, creando delle geometrie più aerodinamiche possibili, per ottenere il sollevamento sui foil già a basse velocità.

Una nota di Luna Rossa ha fornito interessanti informazioni in merito alla realizzazione dell’AC75. Come ricordato, Barca 1 e Barca 2 sono state costruite nei cantieri Persico Marine di Bergamo, ma sono state terminate e assemblate rispettivamente presso la base di Cagliari e quella di Auckland.

America’s Cup: Risultati, Resoconti E Curiosità

Lo stampo sul quale è stato modellato lo scafo dell’AC75 di Luna Rossa è fatto in fibra di carbonio riciclata, mentre lo scafo è realizzato con un’anima in nido d’ape d’alluminio, utilizzato anche nell’industria aerospaziale, rivestito da pelli di carbonio. Come spiegato, questi elementi vengono incollati con delle resine epossidiche e portati a circa 80°C di temperatura per favorire la reazione chimica di reticolazione della resina, ovvero di irrigidimento.

I foil arm dell’AC75 di Luna Rossa sono realizzati in piastre rigide di carbonio monolitico, che vengono affiancate e incollate insieme una dopo l’altra, modellate con una macchina a controllo numerico e poi avvolte in un ulteriore strato di contenimento in carbonio, che viene a sua volta “cotto” per consolidarne la forma. Questa parte del foil arm è uguale per tutti i team.

Anche l’albero è in carbonio ed è uguale per tutti i team in termini di forma. Ogni team è libero di scegliere il costruttore e di decidere di rinforzarlo e irrigidirlo a sua discrezione, in funzione della tipologia di armo e dei carichi a cui è sottoposto. Il timone invece è realizzato in carbonio e metallo. In base a quanto previsto dal regolamento, ogni team può produrne al massimo quattro.

Ricerca di geometrie più efficienti e dimensionamento delle strutture hanno caratterizzato questo innovativo progetto. Per monitorare i carichi e prevenire eventuali cedimenti strutturali, sulla parte interna dello scafo e sulle sue componenti, sono stati poi applicati degli estensimetri. Ma di cosa si tratta esattamente? Gli estensimetri sono sensori che calcolano le deformazioni delle varie parti dell’AC75. A ogni rientro dell’AC75 di Luna Rossa nello shed dopo un’uscita in mare, è stato effettuato un accurato controllo delle strutture e delle componenti tramite uno specifico strumento, grazie al quale è possibile individuare eventuali lesioni e deformazioni anche negli strati più profondi, non visibili a occhio nudo.

Come affermato dalla nota di Luna Rossa, “il disegno dell’AC75 è un progetto ancora giovane. Sicuramente vedremo dei cambiamenti nelle geometrie dello scafo e delle wing, e molto di più nello sviluppo dei sistemi e nelle modalità di controllo delle vele, dei timoni e dei foil. È anche questo il bello dell’America’s Cup, un’entusiasmante sfida senza tempo, in cui la sperimentazione e l’innovazione sono all’ordine del giorno”.

Foto: Carlo Borlenghi