Il varo del Gitana 18 – Maxi Edmond de Rothschild, avvenuto il 3 dicembre 2025 a Lorient, non è stato soltanto un momento di festa per la famiglia de Rothschild e per il team dei “cinque archi”. È stato, soprattutto, l’annuncio di un nuovo paradigma nella vela oceanica. Un progetto che unisce design, arte, ingegneria e meccatronica avanzata, e che apre riflessioni profonde sul futuro business delle competizioni d’altura e dei super–multiscafi volanti.
Gitana 18 nasce da un’idea semplice e radicale: volare sempre, ovunque, anche in oceano aperto e con mare formato. Una visione coltivata dal 2017, quando Ariane de Rothschild e Gitana Team furono i primi a intuire che il “full flight” sarebbe diventato la nuova grammatica della navigazione oceanica. Otto anni, 200.000 miglia percorse e numerose vittorie dopo, quella intuizione compie un salto industriale, tecnologico e simbolico.
“Nel nostro DNA c’è la volontà di innovare, di osare, di accettare rischi calcolati”, spiega Ariane de Rothschild. Una filosofia che permette al brand Gitana di posizionarsi come laboratorio vivente della nautica più avanzata, generando valore non solo sportivo, ma anche economico. Ogni nuovo maxi è una piattaforma di ricerca, un acceleratore tecnologico e un potente strumento di comunicazione globale.

Un gigante volante che riscrive la progettazione oceanica
Gitana 18 misura 32 metri e rappresenta una rivoluzione estetica e funzionale. Le sue linee sottili e aggressive si combinano con una livrea artistica firmata dai fratelli Quistrebert, trasformando il trimarano in un’icona visiva, un asset strategico per la comunicazione del gruppo Edmond de Rothschild.
Le innovazioni più rilevanti riguardano le appendici:
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Y-foils retrattili di ispirazione America’s Cup, con geometrie tridimensionali variabili;
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timoni a U anti–cavitazione, progettati per gestire velocità estreme;
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un nuovo daggerboard centrale con superfici di sollevamento inedite;
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un albero con sartie regolabili dinamicamente, una prima volta assoluta su queste dimensioni.
A queste si aggiunge la costruzione meccatronica, con 44 martinetti, sistemi idraulici e sensori di controllo del volo che ricordano da vicino l’automotive elettrico e l’aerospazio. Non a caso, i progettisti parlano di una “Formula 1 dell’oceano”.
Gli ingegneri prevedono un incremento delle performance del 10-15% rispetto al predecessore Gitana 17. Se confermato, ciò potrebbe tradursi in un vantaggio competitivo enorme nelle grandi regate Ultim, con ritorni significativi in termini di visibilità, sponsorizzazioni e posizionamento del brand.
Un progetto industriale prima ancora che sportivo
Dietro la silhouette elegante di Gitana 18 c’è un’opera titanica:
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200.000 ore di costruzione,
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50.000 ore di studio,
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oltre 200 tecnici e specialisti coinvolti,
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una piattaforma prodotta per l’80% in autoclave.
Questi numeri descrivono un oggetto che non è più solo una barca, ma un prodotto industriale complesso, capace di generare ricadute su filiere ad altissimo valore aggiunto. La meccatronica applicata all’offshore, le nuove geometrie dei foil, la sensoristica evoluta e i materiali compositi avanzati potranno trovare sbocchi anche nel settore difesa, racing, cantieristica premium e mobilità ad alte prestazioni.
Progetti come Gitana 18 non vivono in un vacuum: fanno parte di una trasformazione industriale più ampia. Anche i risultati di aziende come Novamarine, protagonista di una crescita a doppia cifra nel 2024 con un EBITDA margin del 21% e un portafoglio ordini 2025 da oltre 27 milioni , mostrano come l’innovazione guidata da engineering avanzato e brand identity forte sia oggi un driver di valore per tutto il settore nautico.
Verso un nuovo modo di navigare
Il skipper Charles Caudrelier punta a un obiettivo ambizioso: “volare stabilmente in onde di tre metri mantenendo medie vicine ai 40 nodi”. Se raggiunto, Gitana 18 aprirà una nuova era: quella dei maxi trimarani capaci di non toccare quasi mai l’acqua, ridefinendo le rotte oceaniche e i record.
Gitana 18 non è quindi soltanto un nuovo capitolo della storia Gitana, ma il manifesto di una nautica che cambia pelle: più tecnologica, più artistica, più industriale. Una nautica in cui innovare non è più una scelta, ma l’unico modo per restare sulla cresta dell’onda.