La nautica in cifre 2021: presentato il report di Confindustria

La nautica italiana si presenta al mondo in occasione dell’Expo di Dubai; un modo originale per avvicinare il target “mondo” al meglio del Made in Italy nella produzione marina. Presentato il report Nautica in Cifre a cura dell’ufficio studi di Confindustria Nautica. Il 2021 è stato l’anno della ripartenza, pur tra mille ostacoli e difficoltà, e nonostante la pandemia sia ancora in corso. Dopo un inizio d’anno incerto, il 2021 grazie all’avvio su larga scala delle campagne vaccinali è stato infatti contraddistinto da un buon recupero dell’economia mondiale, sospinto da una ripresa dei consumi e del commercio internazionale di intensità inaspettata. Il vigore della ripresa, minacciato da una nuova impennata globale di contagi e, purtroppo, dalla guerra in Ucraina, rischia di affievolirsi e di mettere in crisi le prospettive per il 2022.

RITORNO DELL’INFLAZIONE

Ma il 2021 è stato anche l’anno del ritorno dell’inflazione, generata dal mismatch tra la domanda, tornata vivace dopo il crollo del 2020, e un’offerta insufficiente a soddisfarla a causa delle strozzature nelle catene di fornitura che si sono verificate in seguito alle ripetute chiusure e ai corti circuiti produttivi che ne sono derivati, unitamente al forte aumento dei prezzi internazionali dell’energia e delle materie prime.

In tale contesto, nelle stime del Fondo Monetario Internazionale, la crescita dell’economia mondiale sarà del +5,9% nel 2021, mentre per il 2022 la previsione nell’Outlook di gennaio – dunque prima del conflitto russo-ucraino – era di un rallentamento del ritmo di espansione al +4,4%.
L’escalation militare portata avanti dalla Russia contro l’Ucraina ha creato una situazione che va ad acuire il problema dell’aumento dei prezzi internazionali dell’energia e delle materie prime. A ciò si somma l’avvio di una pericolosa spirale prezzi-salari, conseguente all’aumento dell’inflazione e alle possibili richieste sindacali di aumenti delle retribuzioni; il problema dello sfilacciamento nelle reti globali delle forniture di componenti e semilavorati, con forti strozzature dal lato dell’offerta che stanno determinando rallentamenti in molte produzioni, soprattutto di massa, e carenze nelle forniture di beni finiti alle industrie e alle catene distributive.
L’Europa sta facendo i conti con prezzi del gas naturale letteralmente esplosi in seguito alla cosiddetta “guerra del gas”, a differenza degli Stati Uniti che invece possono giovarsi della produzione interna di gas e petrolio, estratti dalle rocce di casa.

Le sanzioni economiche applicate da Stati Uniti ed Unione Europea, tra le quali il blocco del gasdotto Nord Stream 2 che collega la Russia alla Germania, attraverso il quale sarebbero dovuti giungere in Europa ulteriori 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, acuiranno il problema del prezzo del gas naturale che, in Europa, sta gravemente penalizzando i settori più energivori. Ma questa guerra inciderà significativamente anche sul prezzo delle materie prime, tra cui soprattutto grano e alluminio.
In definitiva, sono dunque numerosi i fattori che minacciano in modo insidioso la ripresa mondiale agganciata nel corso del 2021, da quelli di natura più economica, come il rincaro dei prezzi di materie prime ed energia, i ritardi nelle forniture di componenti, i forti aumenti del costo dei noli, il rialzo generalizzato dell’inflazione; a quelli di natura geopolitica, come la crisi tra Russia e Ucraina e le tensioni sul piano internazionale che ne sono derivate
In Cina la crescita media annua del 2022 era prevista al +4,8%, dunque in forte riduzione rispetto al 2021 (+8,1%) per quanto attestata su ritmi ancora molto elevati; la ripresa delle infezioni da Covid-19 nella parte finale dell’anno ha influito sulla fiducia delle famiglie. Il PIL dell’Eurozona, nelle Previsioni di inverno della Commissione europea, dopo il +5,3% del 2021 era previsto al +4,0% nel 2022, con una elevata eterogeneità tra i Paesi dell’area:

  • l’Italia crescerà del +6,5% nel 2021 per poi rallentare al +4,1% nel 2022;

  • la Germania si fermerà al +2,8% nel 2021 per poi crescere del +3,6% nel 2022;

  • la Francia è prevista in crescita del +7,0% nel 2021 e del +3,6% nel 2022;

  • la Spagna crescerà del +5,0% nel 2021 e del +5,6% nel 2022

Tuttavia, sebbene i fondamentali dell’economia rimangano solidi, l’incertezza e i rischi rimangono alti, notevolmente aggravati dalle tensioni geopolitiche.


L’ECONOMIA ITALIANA

Il 2021 è stato un anno estremamente positivo per l’economia italiana: nessun Paese del G7 ha avuto una dinamica di crescita del PIL continua ed intensa come quella dell’Italia, che le stime preliminari dell’Istat indicano pari al +6,5%.
Sono nettamente migliorate le esportazioni, confermando il buono stato di salute del nostro sistema produttivo, malgrado le difficoltà che permangono nelle catene di fornitura internazionali, di cui l’industria manifatturiera italiana risente tuttavia in misura minore rispetto agli altri principali competitors, avendo l’Italia poche grandi produzioni “in serie”, vulnerabili alle interruzioni delle forniture stesse, e possedendo invece tante produzioni di nicchia, realizzate “su misura”.
Oggi, dunque, nel caos di una globalizzazione che i grandi del G20 faticano a governare e le cui reti internazionali di trasporti, approvvigionamenti e scambi sono state completamente sconvolte dal coronavirus, si intuiscono sempre di più i vantaggi di un sistema manifatturiero come quello italiano. Un sistema, come detto, non dominato da poche grandi produzioni di serie e da poche grandi imprese, ma imperniato su centinaia di leadership mondiali in settori di nicchia e su una forte struttura di imprese medie e medio-grandi, sorrette da una moltitudine preziosa di imprese più piccole dentro le filiere e i distretti. Un sistema con capillari reti di fornitura interne, meno vulnerabili di quelle globali, e con una miriade di competenze tecniche mai abbandonate perfino negli anni della delocalizzazione più agguerrita.

IL RISULTATO STRAORDINARIO DELLA NAUTICA

Il risultato straordinario della nautica da diporto italiana, che nel periodo considerato ha visto il proprio export di yacht ed altre imbarcazioni crescere del 27,3% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2019. E che negli ultimi 12 mesi terminanti a ottobre 2021 ha toccato un nuovo massimo storico delle sue vendite all’estero, pari a 3 miliardi di euro.
L’Italia è infatti tra i Paesi che risentirebbero maggiormente di un taglio delle forniture di gas da parte di Mosca: circa il 95% del fabbisogno di gas dell’Italia è coperto dalle importazioni, e di queste oltre il 40% è di provenienza russa. Tuttavia, nelle stime del governo italiano, l’Italia dovrebbe riuscire a “reggere” nel breve periodo anche nel caso di una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia, avendo ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e grazie all’arrivo di temperature più miti che dovrebbero comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie.Confindustria Nautica
Sul fronte invece del “caro-energia” sarà fondamentale che le risorse introdotte dal Governo siano sufficienti per limitare i danni e neutralizzare i rincari del gas che gravano sulle nostre imprese, nella speranza che si possa presto arrivare a una soluzione della crisi-russo-ucraina.
Sulla solidità della ripresa futura peserà anche la velocità con cui le famiglie riacquisteranno fiducia e riporteranno la loro propensione al consumo ai livelli pre-crisi: durante e subito dopo il lockdown la propensione al risparmio era infatti molto aumentata e, sebbene tale fenomeno sia ora in via di attenuazione.
Non si dimentichi inoltre che l’Italia è tra i maggiori beneficiari dei fondi messi a disposizione dal programma Next Generation EU e l’uso che ne farà sarà determinante per orientare la crescita non solo da qui al 2026 (periodo di valenza del piano), ma anche oltre, nella misura in cui il nostro Paese sarà capace di sfruttare appieno le potenzialità del PNRR, con le riforme da tempo attese di burocrazia, giustizia, istruzione e con investimenti pubblici mirati all’innovazione e alla transizione ecologica e digitale.
Il risultato straordinario della nautica da diporto italiana, che nel periodo considerato ha visto il proprio export di yacht ed altre imbarcazioni crescere del 27,3% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2019. E che negli ultimi 12 mesi terminanti a ottobre 2021 ha toccato un nuovo massimo storico delle sue vendite all’estero, pari a 3 miliardi di euro.

L’ITALIA E LA DIPENDENZA ENERGETICA

L’Italia è infatti tra i Paesi che risentirebbero maggiormente di un taglio delle forniture di gas da parte di Mosca: circa il 95% del fabbisogno di gas dell’Italia è coperto dalle importazioni, e di queste oltre il 40% è di provenienza russa. Tuttavia, nelle stime del governo italiano, l’Italia dovrebbe riuscire a “reggere” nel breve periodo anche nel caso di una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia, avendo ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e grazie all’arrivo di temperature più miti che dovrebbero comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie.
Sul fronte invece del “caro-energia” sarà fondamentale che le risorse introdotte dal Governo siano sufficienti per limitare i danni e neutralizzare i rincari del gas che gravano sulle nostre imprese, nella speranza che si possa presto arrivare a una soluzione della crisi-russo-ucraina. Dal punto di vista sanitario, l’Italia ha invece dimostrato di possedere le “armi” necessarie per affrontare la nuova variante del virus.
Sulla solidità della ripresa futura peserà anche la velocità con cui le famiglie riacquisteranno fiducia e riporteranno la loro propensione al consumo ai livelli pre-crisi: durante e subito dopo il lock down la propensione al risparmio era infatti molto aumentata
Non si dimentichi inoltre che l’Italia è tra i maggiori beneficiari dei fondi messi a disposizione dal programma Next Generation EU e l’uso che ne farà sarà determinante per orientare la crescita non solo da qui al 2026 (periodo di valenza del piano), ma anche oltre, nella misura in cui il nostro Paese sarà capace di sfruttare appieno le potenzialità del PNRR, con le riforme da tempo attese di burocrazia.