Roberto Spata un grande velista regista

Se fosse stato un calciatore sarebbe stato un Marco Tardelli, un grande a centrocampo, un grande pronto a fare goal…e di goal mondiali lui ne ha fatti ben 5: Roberto Spata oggi manager della sua New Wind. Riportiamo una bella intervista rilasciata alla Provincia di Como sul mondo della vela e in particolare della sua vela.

ROBERTO SPATA
di Giuseppe Guin

Quattordici titoli ai campionati italiani, quattro ai campionati europei e cinque volte campione del mondo. Una passione per la vela dall’età di 10 anni e, adesso che di anni ne ha 46, Roberto Spata è titolare della New Wind, società commerciale, di consulenza tecnica e di servizi per armatori.
Ma che ci faceva l’altro giorno allo Yacht club di  Montecarlo?
Lavoro. Per me la vela è stato un grande momento agonistico, ma adesso  è anche un’attività lavorativa e commerciale che mi impegna totalmente.
I gli armatori come clienti.
Gli armatori oltre alle barche, hanno bisogno di strategie per gareggiare, di tecniche e accorgimenti strutturali e io sono da sempre stato un patito delle messe a punto delle barche.
Per ottenere che cosa?
Il massimo che si può richiedere ad una barca, in quanto a velocità, affidabilità e performance. Insomma bisogna riuscire ad ottimizzare al massimo la resa della barca.
Ma lei li segue anche in regata.
A volte ci sono degli armatori che hanno bisogno di un tattico, o di un timoniere, oppure hanno già lo staff al completo, ma vogliono chi lo alleni e lo prepari e io faccio anche quello.
Lei, adesso, si dedica però anche alla progettazione di nuove barche.
È un modo per mettere a frutto tutta l’esperienza accumulata negli anni direttamente sui campi di regata.
La sua Keeler 28 che cosa ha di strano?
È una barca di 28 piedi, dotata di Canting keel, una chiglia basculante che può essere sollevata di 45° a destra e a sinistra. Questo aumenta a dismisura la possibilità di raddrizzamento della barca.
Vantaggi di questa Canting keel?
Su una barca del genere, di circa 8 metri, servirebbe un bulbo da 700 chili, con questo sistema è sufficiente un bulbo da 300. A parità di barca si ha un peso molto inferiore.
E significa volare sull’acqua.
Quando il vento viene da poppa la barca riesce ad andare ad una velocità di pochissimo inferiore a quella del vento. Ho dedicato due interi anni di lavoro a questo prototipo, ma adesso ne sono orgoglioso.
In questa barca c’è la mano anche del comasco Luca Pusterla.
Molto bravo Luca, ho passato con lui ore e ore al computer per progettarla, poi un lungo lavoro per la realizzazione del prototipo e finalmente, adesso, un paio di queste barche sono già in acqua e stanno offrendo ottime prestazioni.
Il tutto per la modica cifra?
Attorno agli 85 mila euro, ma del resto oggi ci sono automobili che non costano tanto di meno e l’utilizzo della Canting keel, perché funzioni senza problemi, richiede una costruzione molto accurata.
Del resto, il vostro mondo non ha problemi di soldi.
In genere no. Anche se la crisi generale si comincia a sentire anche in questo mondo. La barca è un di più, un lusso per cui in momenti di crisi ci si pensa due volte prima di partire per una regata, o acquistare una barca, o cambiare le vele.
È vero che si sono dimezzati i partecipanti alle regate?
Il calo c’è. L’ultima regata di Montecarlo, la Primo Cup, c’è stato un 30% di adesioni in meno. Di solito si vedevano quasi 200 barche, uno spettacolo. Ovvio che vederne solo 120 ha fatto a tutti un po’ impressione.
Barche, sinonimo di bei soldi, ma pure di belle donne.
È un po’ una leggenda. La vela non è la Formula Uno. È uno sport purtroppo molto maschile, anche se una regata è molto bella da vedere e, in banchina, donne ce ne sono.
Lei una donna ce l’ha avuta anche a bordo, Alessandra Sensini, argento alle Olimpiadi.
Ero sullo Swan 45 di Stefano Polti e con lei abbiamo vinto il campionato italiano. Una ragazza davvero in gamba che è oggi è nel team del comasco Giovanni Maspero che si sta preparando alla Coppa America.
È vero che lei è stato a un passo dalla Coppa America?
Ho sempre avuto delle richieste, fin dal ’93, ma sono arrivate sempre in momenti in cui io non potevo permettermi di lasciare, per così tanto tempo, quello che stavo facendo.
Invitato addirittura a fare i provini per il Moro di Venezia
Avevo appena iniziato a lavorare alla North Sails, la più grande velerìa al mondo e non me la sono sentita di rinunciare.
Anche Francesco De Angelis le ha fatto intendere di volerlo su Luna Rossa.
Avevo appena aperto la New Wind, significava chiudere. Non lo so, probabilmente sarà stato anche un errore non aver accettato ma è andata così. Sono molto attaccato alla mia famiglia, a mia moglie e alle mie due figlie, e lasciarli per tre anni sarebbe stata molto dura…
E per il futuro nessuna speranza?
Per l’anagrafe sono vecchio, ma potrei ancora dire la mia dentro un team di Coppa America soprattutto nel ruolo di congiunzione tra lo studio progettuale e la barca vera e propria.
Come se la cava Stefano Polti?
Era lui al timone di Mintaka al mondiale 2004 a Capri. Stefano si era sottoposto ad allenamenti durissimi ed è riuscito a vincere.
E lei era il “tattico”
C’erano degli equipaggi di livello altissimo, Canard, Reynolds, Ed Baird, Tommaso Chieffi, Vasco Vascotto, tutti provenienti da Coppa America, eppure Stefano ha avuto fiducia in me e gliene sarò sempre riconoscente.
Che cosa le resta dei cinque titoli di campione del mondo?
Una grande soddisfazione, ma entusiasmanti anche i 13 campionati italiani e i 4 europei.
La coppa indimenticabile è però quella del 2003, a bordo di “Idea”
Una esperienza meravigliosa che non dimentico. Era la classe Maxi Yacht a Portocervo riservata a imbarcazioni superiori a 21 metri. Quella volta in cui alla premiazione c’era pure Aga Khan. Spesso partecipa alle premiazioni più importanti. Del resto è una persona che ha il cuore nella vela e fa parte del più importante Yacht club italiano, il Costa Smeralda.
Una vittoria con una squadra fatta di nomi importanti.
Una squadra soprattutto affiatata e straordinaria. Il timoniere era Lorenzo Bressani, il tattico Tommaso Chieffi, i tailer Lorenzo Mazza e Stefano Rizzi e Claudio Celon, tutti imbarcati su Alinghi e Luna Rossa.
Chi è per lei Paul Cayard, il timoniere del Moro di Venezia?
Un grande. È uno di quei due o tre velisti al mondo che hanno qualche cosa in più. Persone complete, come Russell Coutts e Torben Grael.
Lei, barche a motore nemmeno a parlarne?
Non mi sono mai dedicato alle barche a motore, ma ci sto pensando, è un ambiente che mi attira. La motonautica in questi anni non ha avuto l’evoluzione che ha avuto la vela, per cui, spazio per inventare qualcosa di nuovo penso che esista.
Ma è vero che lei non ha una sua barca?
Non ho mai avuto una barca e non voglio nemmeno averla. Ho fatto solo gare e lì si usano barche da gara.
Ma dicono che lei non abbia nemmeno la patente nautica!
Io in barca ci vado solo nelle regate e in gara anche se si timonano barche gigantesche la patente non serve.
Il lago di Como investe sulla vela?
Molto poco ed è un peccato. In passato c’erano degli eventi che avevano un grande prestigio, che ultimamente sono stati abbandonati.
Però qui nascono le mitiche “Star”.
Non esiste al mondo un barca del genere. La classe Star è in assoluto la regina. Il fatto poi che i due più grandi produttori al mondo, Lilia e Folli, stiano a trenta chilometri l’uno dall’altro, sullo stesso lago, è qualcosa di unico.
E che cosa ha di unico la Star?
Per uno come me, appassionato delle messe a punto, salire su una Star è come entrare nel paese dei balocchi. È una barca dove qualunque cosa si tocchi, si sente che cambia le sue prestazioni, è incredibile. Tutti i più grandi velisti sono cresciuti sulle Star.
Ma lei, è vero che da piccolo aveva paura dell’acqua!
Ricordo che i miei genitori erano disperati perché ero terrorizzato dall’entrare in acqua e non sapendo cosa fare mi hanno messo su una piccola barca a vela, un optimist e da lì è iniziata la passione.
Che oggi è diventata un’azienda.
La New Wind è una società di sevizi rivolto al campo della nautica e il mio ufficio è sui campi di regata, dove ci sono i contatti e i clienti. Commercio tutto ciò che serve per muoversi e gareggiare in barca a vela, dalle barche agli accessori di vario genere, dalle vele alla strumentazione elettronica.
E la Coppa America, per ora può attendere.

Fonte: La Provincia di Como

Share