Oceano

Un italiano a Hobart

Dal diario di Giancarlo Simeoli, unico italiano ad aver partecipato all’edizione 2011 della Rolex Sydney-Hobart e per la terza volta. Pubblichiamo il suo diario non solo perché Giancarlo è un ottimo velista professionista ma scusateci se è poco, è italiano. Un italiano che si misura all’estero per acquisire esperienza e quindi, da italiani, è giusto darne risalto. Ottimo lavoro Giancarlo! “Non è per gli applausi all’arrivo che si sfida l’Hobart ma per la gioia di compiere un impresa. Non è per il percorso dove in 628 mg si può ammirare solo l’oceano ma per comprendere quale sia la giusta proporzione tra uomo e natura. Certo la Rolex Sydney to Hobart  è la regata in cui sportivi e spettatori si uniscono in una grande festa un po’ come avviene per la famosa Barcolana, solo che qui ci sono barche vere che devono saper affrontare il mare e velisti che devono soffrire per arrivare….
Il 26 mattina molto presto si arriva alla barca, in aria ci sono già le televisioni con i loro elicotteri e la gente urla di gioia ad ogni barca che esce dal porto. Quest’anno alla partenza non pioveva e già questo rispetto lo scorso anno ha portato ancora più spettatori e confusione , le strette regole imposte da un comitato che ha fatto della sicurezza in mare la sua bandiera , impongono delle corsie ben definite all’ interno della baia di Sidney e il divieto di avere contatti con l’esterno già dall’uscita dal porto , lo spettacolo della partenza è fosse il momento più concitato di tutta la regata, ma dura poco e all’uscita dalla baia di bolina e con vento da NE le barche degli spettatori ci seguono per un po ma poi si è soli e si punta a sud verso l’Antartide una rotta diritta e pericolosa. La giornata passa tranquilla con gennaker e venti moderati .
 
Poi come da previsione il nuvolone nero e cattivo si presenta all’orizzonte , credo sia proprio un classico delle 19 .00 , pronto per farci passare una brutta nottata! Il Vento da nord cala ed entra il freddo sud, si passa subito dalle belle temperature estive al freddo inverno , pioggia e onde di prua spazzano violentemente la coperta del bellissimo Jutson 80 Brindabella . Siamo preparati per i 30 nodi in arrivo di prua e siamo organizzati in due turni da 11 persone per 3 ore . Facciamo la scelta di stare sotto costa bolinando a 10 nodi , non è facile mantenere la concentrazione l’imbarcazione viene spinta al massimo e mettiamo 2 mani di terzaroli con un j3 a prua , imbarchiamo valanghe d’acqua e penso alle barche più piccole cosa possono soffrire con questo tempo. Alle 06.00 di mattina mi metto al timone e mi impartiscono gli ordini in un strettissimo inglese ( non sono proprio capaci di esprimersi semplicemente , maledetto orgoglio australiano) ma capisco cosa vogliono per le prossime tre ore e la barca pur essendo un maxi è semplice da portare proprio come un derivone . Nella giornata abbiamo repentini cambi di vento , ci infiliamo nel temuto stretto di Brass in condizioni insolite : onda lunga e poco vento ci dura abbastanza per farcelo attraversare senza grosse difficoltà.
 
La seconda notte arriva il primo temuto incidente : ci si annodano le drizze in testa d’albero e non possiamo issare lo spi ! Perdiamo quasi due ore nel buio più profondo per risolvere il problema consci che questo ci penalizzerà molto nella classifica , ma in quel momento pensiamo solo al povero prodiere che sta andando in testa d’albero . Sono momenti difficili da spiegare , tutto si fa serio e pericoloso , nella salita il prodiere letteralmente vola via dall’albero per riagganciare violentemente la presa , il cuore ci sale in gola , in 22 con il naso rivolto al cielo plumbeo capiamo che se accadesse qualche incidente saremo da soli nel risolverlo . Attimi che diventano minuti lunghissimi con la pressione di ripartire al più presto perchè siamo alla hobart e non va sprecato un secondo. Il terzo giorno ormai a 80 miglia dall’arrivo fermiamo il giro dei turni e stanchissimi decidiamo di regatare come fossimo in una regata inshore , tutti in falchetta e boline strette per prendere metri sulle barche che ci precedono , lo scenario è da favola tutto è grigio per le nuvole basse Il vento freddo da sud che non da tregua la costa della Tasmania violentata dalle intemperie si fa sempre più vicina . Duri questi australiani , duri e orgogliosi , non molliamo e riprendiamo un tp52 che ci precedeva sono certo che all’entrata del fiordo di hobart lo avremmo ripreso , ma d’improvviso si rompe il taff laff , il fiocco vola via che sfiga ci manca poco per girare lo scoglio e volare di spi all’arrivo ma perdiamo molto tempo nel preparare un fiocco con dei garrocci . Siamo dentro il fiordo , le onde si calmano un po’ , ora la tattica diventa fondamentale dobbiamo arrivare entro la sera perché è tipico che in questo punto nella notte ci sia uno strano calo di vento che ci costringerebbe ad arrivare la mattina seguente , tutto va per il meglio tagliamo la linea in uno scroscio di applausi ! Ci siamo ! Siamo a Hobart ultima tappa prima del solitario e freddo polo , da classifica non bene con un 12 posto ma questa è l’hobart e qui vincere è questione di tempo , preparazione e una buona dose di coraggio”.

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