Emirates Team New Zealand, Luna Rossa Prada Pirelli Team

America’s Cup 37, la richiesta di dimissioni a Grant Dalton e la dichiarazione di ETNZ

Novità sul fronte dell’America’s Cup 37. L’Emirates Team New Zealand ha pubblicato una lettera aperta in risposta alla richiesta di Mark Dunphy di Greymouth Petroleum fatta a Grant Dalton di dimettersi dalla carica di ceo di ETNZ.

Parlando con il New Zealand Herald, il presidente del colosso Greymouth petroleum si è detto disposto a mettere insieme un consorzio di finanziatori che possano garantire lo svolgimento dell’America’s Cup 37 in Nuova Zelanda, a patto però che Grant Dalton lasci la guida di Emirates Team New Zealand. La risposta del team non si è fatta attendere.

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Con una lettera aperta, un gruppo di persone che da tempo fa parte dell’Emirates Team New Zealand ha fatto sapere:

“Come membri devoti dell’Emirates Team New Zealand, alcuni di noi fanno parte di questo team e dell’America’s Cup più a lungo di altri, incluso Dalton. Abbiamo vissuto il bene e il male, le vittorie e le sconfitte, e questo ci rende qualificati per dire chi pensiamo sia il migliore per guidare questa squadra a difendere e vincere la 37esima Coppa America. Presumere che come gruppo saremmo semplicemente lieti della partenza di qualcuno come Dalton, che ha ottenuto di più e ha dato a questo team, al Paese e ad altre persone più di quanto si possa mai immaginare, è sbalorditivo.

Dopo una sola telefonata con Dalton e il rifiuto di incontrare il management o il consiglio di amministrazione di ETNZ, secondo noi il signor Dunphy ha pubblicamente minato la struttura del nostro team. Inoltre, ha minato l’assoluta dedizione e l’impegno che Dalton ha mostrato incessantemente dal 2003 quando ha assunto la direzione di quelle che erano le ceneri di una squadra sconfitta, per ricostruirla con l’obiettivo di diventare il team di Coppa America di maggior successo nella storia moderna con il nostro orgoglioso yacht club, il Royal New Zealand Yacht Squadron.

Se qualcuno ha dimostrato di poter raccogliere fondi per la squadra, è Dalton. Per mantenere a galla il team negli ultimi 18 anni, ha raccolto oltre 500 milioni di dollari in sponsorizzazioni per permettere al team di posizionare con orgoglio la tecnologia, l’innovazione e il talento sportivo della Nuova Zelanda su un palcoscenico globale, tanto che molti dei più grandi marchi nel mondo vogliono associarsi con noi.

Naturalmente, Dalton non direbbe di averlo fatto da solo, ma quello che ha fatto è sfruttare l’imbattibile potere della “squadra”. Qualcosa che il denaro non può comprare e qualcosa che il signor Dunphy ha chiaramente sottovalutato presumendo di poter semplicemente comprarlo a spese di Dalton.

Siamo tutti incredibilmente orgogliosi di questa squadra. Ha una delle culture organizzative più ammirate nello sport. Persone provenienti da tutto il mondo si candidano per far parte del team. Ognuno di noi (compreso Dalton) sa di essere fortunato a farne parte, ma con la consapevolezza molto chiara che “la squadra” e la sua eredità sono più grandi di ognuno di noi. E’ ingenuo pensare che la gestione di un’organizzazione come questa possa essere sostituita così facilmente.

Nessun individuo ha mai vinto l’America’s Cup. Non c’è mai posto in questa squadra per individui che agiscono con interesse personale prima di mettere il team, i compagni e l’unico obiettivo di vincere l’America’s Cup al primo posto, non importa dove si trovi.

Il nostro “Team New Zealand” è il nostro team, con Dalton al centro di esso. E’ uno dei principali driver delle prestazioni della squadra e in questo momento le azioni di Mr Dunphy stanno compromettendo le nostre prestazioni verso la vittoria dell’America’s Cup 37.

E’ molto breve l’elenco di leader che può attestare la tenacia e il successo che Dalton ha avuto in Coppa America, attraverso molti alti e bassi. Abbiamo visto come molte altre squadre di Coppa America vanno e vengono, pensano di avere il talento e le persone per gestire una squadra per vincere, ma non le hanno. E nessuno in ETNZ si presenta al lavoro ogni giorno per non vincere.

Per essere chiari, per quanto ci piacerebbe regatare ad Auckland, preferiremmo vincere con orgoglio sventolando la bandiera della Nuova Zelanda, dell’RNZYS e della nostra squadra ovunque a livello internazionale piuttosto che minare la struttura di una squadra vincente e affrontare la sconfitta ad Auckland. Nessuno di noi vuole che si ripeta il 2003.

Come ogni Kiwi che ha viaggiato capisce, sventoli sempre la bandiera Kiwi con più orgoglio quando lo fai offshore. Dopotutto, ci sono molti più occhi che vedono la straordinaria tecnologia e innovazione creata dalla “squadra” e dal Paese che rappresentiamo quando siamo offshore.

Mr Dunphy non ha mostrato alcuna trasparenza, non ha consultato la squadra e non ha in alcun modo offerto fiducia in un processo che consentirebbe una difesa vincente della 37esima America’s Cup che rimane ancora una volta il nostro unico obiettivo, insieme alla considerazione delle nostre persone: senza di loro non saremmo niente”.