Governo Draghi

I ministri del governo Draghi. Cosa cambierà?

Il governo Draghi ha prestato giuramento questa mattina al Palazzo del Quirinale. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e i ministri hanno giurato nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pronunciando la formula di rito. Ha preso così vita il nuovo esecutivo. A costituirlo 23 ministri: quattro del Movimento 5 Stelle, tre del Partito Democratico, tre della Lega, tre di Forza Italia, uno di Italia Viva, uno di Liberi e Uguali e otto tecnici. Dopo il giuramento al Quirinale, il governo Draghi 2021 si è recato a Palazzo Chigi.

Subito dopo la cerimonia della campanella e il passaggio di testimone con Giuseppe Conte, si è svolta la prima riunione del Consiglio dei ministri guidato da Draghi. Il Cdm è stato aperto dal presidente Draghi con un ringraziamento a Mattarella. Draghi ha poi rivolto gli auguri di buon lavoro ai ministri e ha formulato la proposta di nomina a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del cons. Roberto Garofoli, con le funzioni di segretario del Consiglio medesimo. Proposta condivisa dal Consiglio. Il sottosegretario Garofoli ha quindi prestato giuramento e assunto le proprie funzioni. Il nuovo presidente del Consiglio ha poi pronunciato un discorso incentrato sulle priorità dell’esecutivo. Ma vediamo chi sono i ministri del governo Draghi.

Ministri del governo Draghi, tutti i nomi

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Roberto Garofoli (tecnico)

Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta: Federico D’Incà (Movimento 5 Stelle)

Innovazione tecnologica e transizione: Vittorio Colao (tecnico)

Pubblica Amministrazione: Renato Brunetta (Forza Italia)

Affari regionali e autonomie: Mariastella Gelmini (Forza Italia)

Sud: Mara Carfagna (Forza Italia)

Politiche giovanili: Fabiana Dadone (Movimento 5 Stelle)

Pari opportunità e famiglia: Elena Bonetti (Italia Viva)

Disabilità: Erika Stefani (Lega)

Turismo: Massimo Garavaglia (Lega)

Affari Esteri e Cooperazione internazionale: Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle)

Interno: Luciana Lamorgese (tecnico)

Giustizia: Marta Cartabia (tecnico)

Difesa: Lorenzo Guerini (Partito Democratico)

Economia e Finanze: Daniele Franco (tecnico)

Sviluppo Economico: Giancarlo Giorgetti (Lega)

Politiche agricole alimentari, forestali: Stefano Patuanelli (Movimento 5 Stelle)

Transizione Ecologica: Roberto Cingolani (tecnico)

Infrastrutture e trasporti: Enrico Giovannini (tecnico)

Lavoro e politiche sociali: Andrea Orlando (Partito Democratico)

Istruzione: Patrizio Bianchi (tecnico)

Università e ricerca: Cristina Messa (tecnico)

Cultura: Dario Franceschini (Partito Democratico)

Salute: Roberto Speranza (Liberi e Uguali)

Vittorio Colao ministro, dalla guida della task force per la ricostruzione alla guida della Transizione digitale

La lista dei ministri del governo Draghi è stata presentata ieri sera al Quirinale. Ha subito suscitato grande attenzione il nome di Vittorio Colao, che è stato nominato ministro all’Innovazione e Transizione digitale. Un Ministero importante, insieme a quello della Transizione ecologica, in quanto gran parte delle risorse previste dal Recovery Fund dovranno essere destinate a interventi sull’ambiente e sul digitale. Nel dettaglio, all’ambiente dovrà andare il 40% (67,5 miliardi di euro) delle risorse europee e al digitale il 20% (45,1 miliardi di euro).

Si ricorda che il Next Generation Eu è un pacchetto di aiuti dal valore complessivo di 750 miliardi di euro (tra contributi a fondo perduto e prestiti) approvato dal Consiglio europeo con l’obiettivo di sostenere la ripresa degli Stati membri colpiti dal Covid-19. Di questi 750 miliardi di euro, 672,5 sono destinati al Recovery Fund (o meglio, Recovery and Resilience Facility). All’Italia andranno 209 miliardi di euro.

Vittorio Colao, il nuovo ministro della Transizione digitale, è un importante manager – o, come viene definito, un supermanager – dalle grandi esperienze. Colao, 59 anni, ha lavorato alla banca d’affari Morgan Stanley e poi negli uffici di Milano di McKinsey & Company. A fine Anni ’90 è diventato prima direttore generale di Omnitel Pronto Italia, poi amministratore delegato di Vodafone Omnitel e successivamente ceo regionale di Vodafone per l’Europa meridionale. Nel 2002 è diventato membro del consiglio di amministrazione della società e nel 2003 ceo regionale per Europa meridionale, Medio Oriente e Africa. Dopo una parentesi come amministratore delegato di Rcs MediaGroup, è tornato in Vodafone come vice amministratore delegato a capo della divisione Europa. Nel 2008 ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Vodafone e nel 2015 è stato amministratore non esecutivo di Unilever. Terminata l’esperienza in Vodafone, è stato consulente del fondo di private equity General Atlantic.

Con l’emergenza Covid, ad aprile 2020, il governo Conte bis ha nominato Vittorio Colao a capo della task force – composta da economisti, giuristi e scienziati – per la ricostruzione economica del Paese. Nel mese di giugno 2020 la task force ha consegnato alla presidenza del Consiglio il Piano di 121 pagine per la ricostruzione, “Iniziative per il rilancio ‘Italia 2020-2022’”, con 6 macro-settori e 6 corrispondenti obiettivi. Piano che però di fatto è rimasto in un cassetto.

E proprio il Piano Colao aveva suscitato l’entusiasmo del mondo della nautica. All’interno del capitolo dedicato al “Turismo, Arte e Cultura, brand del Paese”, si legge: “50. Promozione e commercializzazione prodotti turistici. Migliorare la promozione e favorire la commercializzazione dei prodotti turistici esistenti i. Rafforzare un piano di promozione mirato e coordinarlo per il sistema Paese (ad es. campagne di marketing per i segmenti ad alto potenziale, nautica, etc) e favorire la commercializzazione dei prodotti offerti dal settore anche sostenendo l’aggregazione di operatori italiani. ii. Sviluppare, in coordinamento con l’unità di data/analytics del presidio, un’infrastruttura digitale per la promozione e commercializzazione dell’offerta. 51. Sviluppo nuovi prodotti turistici. Ampliare i prodotti turistici ad alta domanda potenziale (specie se premium ed internazionale) in cui l’Italia possa esprimere elementi distintivi. i. Valorizzare il potenziale inespresso dell’offerta del Paese, incentivando la bassa stagione, definendo con anticipo i calendari scolastici, incentivando poli turistici in aree ad alto potenziale naturalistico, paesaggistico o culturale, rafforzando la rete e le attività delle ‘Città Creative’ italiane. ii. Sviluppare nuovi prodotti turistici focalizzati su ‘verticali’ specifici che, pur essendo di grande potenzialità per il Paese, risultano al momento non adeguatamente sviluppati (ad es. la nautica, l’enogastronomia, gli itinerari dello shopping di alto livello, lo sci etc)”.

Nel dossier del gruppo dei consulenti guidati da Vittorio Colao, la nautica era stata inclusa tra gli asset fondamentali per il Pil italiano. La speranza è che il nuovo governo riprenda in mano quel documento e dia una accelerata a quei settori, proprio come la nautica, che rappresentano una grande potenzialità per il Paese, ma che ancora non sono adeguatamente sviluppati.

Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica